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La cassa in rosso non presume sempre ricavi in nero

del 08/02/2012
di: Stefano Filippi e Vittoria Maida
La cassa in rosso non presume sempre ricavi in nero
La cassa in rosso non sempre presume ricavi in nero. Contrariamente a quanto sostenuto dai giudici della Cassazione (Cass. sez. trib. del 15 marzo 2011, n. 11988; Cass., sez. trib. 13 ottobre 2009 n. 24509; Cass. 20 novembre 2008, n. 27585), l'esistenza di un conto cassa con saldo negativo, di natura esclusivamente «contabile», emergente dalle scritture, ma inesistente in concreto, non sempre corrisponde a ricavi evasi. Non è escluso che, sulla carta, il peso delle registrazioni in avere del conto cassa possa sormontare la consistenza delle registrazioni in dare. Ma il dato formale esprime un risultato anomalo, proprio perché la cassa negativa non può esistere in concreto nella realtà in quanto i soldi (valori numerari certi) o ci sono o non ci sono, ma non possono mai scendere al di sotto dello zero. Dimodoché, in concreto, la cassa non può mai nella realtà presentare il segno meno. Il conto (mastrino) cassa può esprimere un saldo negativo quando i prelevamenti (cartolari) siano superiori alle entrate (cartolari). Tale situazione potrebbe anzitutto dipendere da errori di registrazione, facilmente riscontrabili attraverso un ordinario controllo delle scritture contabili. Senza pretesa di esaurire tutte le possibili situazioni di erronea registrazione, la cassa va in negativo, ad esempio quando:

- la registrazione del pagamento a un fornitore è erroneamente imputata al conto cassa anziché al conto banca;

- ci si dimentica di annotare, nella sezione «dare», un pagamento concretamente effettuato da un cliente;

- quando la registrazione dell'incasso di un credito è effettuata nel conto «banca» anziché nel conto «cassa»;

- una registrazione cronologica è eseguita in modo tale che l'annotazione «per masse» delle uscite preceda l'annotazione «per masse» delle entrate, ancorché si tratti di operazioni intervenute nella stessa giornata;

- sono annotate uscite nei primi giorni dell'anno, in assenza della registrazione del saldo di cassa iniziale (vale a dire in assenza della c.d. «apertura dei conti»);

- l'imprenditore, i familiari dell'imprenditore oppure il socio provveda, attraverso l'esborso di somme personali, al pagamento, ad esempio, di una fornitura riconducibile all'attività dell'impresa individuale o della società immettendo liquidità senza formalizzarla attraverso appropriate scritture contabili.

I casi menzionati sono tutti riconducibili a sviste nella tenuta delle scritture contabili, errori formali che possono essere ricostruiti e giustificati dal contribuente, superando la «presunzione semplice» di evasione costruita sul saldo negativo di cassa se il contribuente offre una spiegazione alternativa rispetto a quella dell'occultamento di ricavi (Cass., sent. 2/5/2001, n.6166; Cass. sent. 13/2/2009, n. 3580). È pertanto imprescindibile che l'avviso di accertamento sia preceduto da un effettivo confronto tra fisco e contribuente.

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