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Milleproroghe al secondo round

del 08/02/2012
di: di Francesco Cerisano
Milleproroghe al secondo round
Il senato rimetterà mano al trattamento previdenziale dei lavoratori esodati e precoci. L'ulteriore intervento correttivo per evitare che la riforma del sistema pensionistico messa a punto dal ministro Elsa Fornero risulti essere troppo penalizzante per alcune categorie di lavoratori è tra le certezze del secondo round del decreto milleproroghe che sta per entrare nel vivo al senato.

Il termine per la presentazione degli emendamenti scade stamattina ma le vere sorprese saranno contenute nelle proposte di modifica del governo e dei due relatori Lucio Malan (Pld) e Vidmer Mercatali (Pd) che potrebbero imbarcare anche un dietrofront sulla proroga delle liti fiscali pendenti e uno slittamento del termine (attualmente fissato al 16 febbraio) per il versamento dell'imposta straordinaria sullo scudo fiscale introdotta dalla manovra Monti (dl 201/2011).

In particolare, i tempi supplementari per il pagamento della tassa sull'anonimato (un'imposta di bollo speciale al 4 per mille, innalzata al 10 e al 13,5 per mille per gli anni 2012 e 2013 in relazione alle attività finanziarie oggetto di emersione nelle diverse procedure di scudo fiscale che si sono succedute nell'ultimo decennio) verrebbero incontro alle numerose richieste avanzate da parte di operatori e intermediari (si veda ItaliaOggi del 26/1/2012) non in grado di completare tutte le pratiche entro il termine del 16 febbraio a causa dei molti dubbi applicativi non ancora chiariti dall'Agenzia delle entrate.

Per il momento il rinvio non figura tra le proposte di modifica sul tavolo di Malan e Mercatali, ma entrambi hanno espresso il proprio favore a concedere un po' di tempo in più (gli intermediari vorrebbero arrivare almeno al 16 luglio) per consentire che l'addizionale sullo scudo possa avere il maggior successo possibile in termini di incassi. «Se la proroga sarà conveniente per l'erario non ci opporremo», ha detto Malan a ItaliaOggi. E anche Mercatali non pone veti ideologici. «È il governo che deve decidere», osserva, «non noi che non abbiamo a disposizione i dati sui versamenti. Ma se dall'esecutivo o dall'Agenzia delle entrate dovesse arrivare una richiesta di proroga la voteremo».

Il senatore del Pd, relatore per la commissione bilancio, non nasconde invece la propria contrarietà allo slittamento al 31 marzo 2012 (termine che, cadendo di sabato, in realtà slitterà al 2 aprile) della definizione delle liti fiscali pendenti alla data del 31 dicembre 2011. «È una misura che vorremmo eliminare», ha confessato Mercatali.

Entrambi i relatori confermano che ancora una volta al centro dell'Agenda ci saranno i lavoratori esodati e precoci. Chi ha sottoscritto intese per lasciare il posto di lavoro in vista della pensione (fra cui figura una fetta dell'ex personale delle Poste) potrà beneficiare dell'assegno a condizione che il rapporto di lavoro si sia concluso entro il 31 dicembre. Un intervento che, tuttavia, non è ancora sufficiente a dare risposte a tutti quelli che non hanno più l'impiego, e rischiano di non poter accedere al pensionamento in tempi brevi. Malan non vuole sentire parlare di interventi «ad personam» e chiede che il tema sia affrontato d'intesa col governo. «Comprendo la grande mobilitazione che c'è sul punto da parte degli interessati», osserva, «la situazione è incresciosa, bisogna evitare di creare ulteriori discriminazioni, ma si tratta di un tema che va fatto oggetto di una riflessione globale con l'esecutivo».

Nessuna novità invece in materia di enti locali. Ed è una buona notizia perché i piccoli comuni stanno alla finestra prima di cantare vittoria per lo slittamento di nove mesi di tutte le scadenze in materia di associazionismo contenute nell'art.16 della manovra di Ferragosto. Malan assicura che non ci saranno sorprese. «Tutto il pacchetto di norme sugli enti locali sarà confermato», dice il senatore piemontese. «La proroga introdotta alla camera è stata quantomai saggia perché le norme sull'accorpamento forzoso dei mini-enti sono inutili; non producono risparmi e creano ulteriori danni alle piccole comunità che costituiscono la spina dorsale del paese e spesso offrono servizi migliori delle grandi città».

Tra gli emendamenti dei senatori troverà posto sicuramente uno a firma di Marco Stradiotto (Pd) che punta a risolvere la delicata questione del computo delle spese di personale delle società partecipate. L'emendamento propone un'interpretazione autentica dell'art. 76, comma 7, del dl 112/2008, convertito con modificazioni dalla legge 133/2008, chiarendo in modo definitivo le problematiche applicative emerse dalla deliberazione n. 14/2011 della sezione autonomie della Corte conti in materia di consolidamento delle spese delle società partecipate. In particolare, si prevede che per calcolare l'incidenza delle spese di personale sulle spese correnti, dovranno essere considerate al numeratore sia le spese di personale sostenute dall'ente che quelle sostenute dalle società. In modo analogo, al denominatore dovranno essere sommate le spese correnti dell'ente e quelle sostenute dalle società partecipate. Tuttavia, in applicazione dei principi di consolidamento dei bilanci, le spese sostenute dalla partecipata dovranno essere considerate al netto di quelle impegnate dall'ente a favore della società stessa al fine di evitare la duplicazione della spesa. «Il mancato inserimento delle spese correnti della società al denominatore comporterebbe effetti fuorvianti sul rapporto tra spese di personale e spese correnti soprattutto nel caso in cui i ricavi della società provengano direttamente dagli utenti mediante corresponsione di tariffe ovvero da soggetti terzi diversi dall'ente», ha osservato Stradiotto.

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