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Negozi aperti 24 ore, una misura demagogica

del 07/02/2012
di: Rosario De Luca presidente Fondazione Studi consulenti del lavoro
Negozi aperti 24 ore, una misura demagogica
Negozi aperti di domenica uguale aumento dell'occupazione, affermazione più demagogica e superficiale non ci può essere. Per risolvere la costante contrazione dei consumi il governo Monti ha introdotto provvedimenti di liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali e dei panifici. In linea teorica tutte le attività commerciali potranno rimanere aperte 24 ore al giorno per 365 giorni senza regole né controlli. L'argomentazione portata a sostegno di questi interventi è legata al potenziale aumento dei livelli dei consumi nonché alla riduzione dei prezzi. In realtà, il tutto si tradurrà invece in aumento dei prezzi, crisi dei piccoli esercizi commerciali in favore delle grande imprese della distribuzione. E ciò a causa di un fattore assolutamente non considerato né da chi propone né da chi commenta le leggi: l'aumento del costo del lavoro. Per chi della gestione dei rapporti di lavoro ne fa ragione di vita, è veramente risibile leggere che questi provvedimenti faranno aumentare l'occupazione. È evidente che siano solo frutto di teoriche elucubrazioni, staccate anni luce dalla realtà di tutti i giorni. Quali esercizi commerciali decideranno di aumentare il loro organico in presenza di un costo del lavoro che aumenta fino ad oltre il 30%? Infatti, le prestazioni lavorative richieste durante i giorni festivi o durante il periodo notturno devono essere remunerate non solo con la normale retribuzione, ma anche con una particolare maggiorazione (vedi tabella) che rende non appetibile l'utilizzo di lavoratori fuori dall'orario ordinario. E allora quale piccolo imprenditore deciderà di tenere aperto il proprio negozio dovendo subire questo salasso? E se lo farà quale logica può portare a previsioni euforiche circa la diminuizione dei prezzi? Esiste un imprenditore che a fronte di un aumento dei costi decide di abbassare i prezzi? Se esiste è condannato ad avere perdite e quindi a chiudere. Per questo, la totale liberalizzazione stabilita nel commercio rappresenta una penalizzazione per le piccole e medie realtà e un ulteriore colpo ai lavoratori del settore che vedranno aumentare il rischio di perdere il proprio posto di lavoro. Peraltro i margini di guadagno della generalità delle imprese commerciali stanno negli anni calando sempre più, anche in ragione dei livelli di concorrenza e delle ripetute campagne promozionali, atte a fidelizzare consumatori con un potere d'acquisto sempre più debole. E andranno ancora scendendo proprio quale conseguenza di questa liberalizzazione. Il tutto senza che i cittadini abbiano alcun beneficio sul contenimento dei prezzi, che in assenza ulteriori provvedimenti sono destinati ineluttabilmente ad aumentare. Per potere sostenere questi interventi sarebbe necessario creare condizioni diverse, che diano supporto alle aziende anche tramite crediti d'imposta o bonus fiscali o, comunque, riduzioni della pressione del costo del lavoro. In assenza di questi provvedimenti, ancora non attuati ma neanche previsti, il settore avrà un colpo mortale a vantaggio della grande distribuzione che potendo contare su enormi risorse finanziarie ed umane potrà organizzare le proprie attività conformemente alle necessità del mercato. Il tutto a danno dei piccoli esercizi commerciali destinati a soccombere. Nella tabella riportata qui di seguito sono elencate le maggiorazioni che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore in caso di lavoro straordinario, notturno, domenicale applicando il Ccnl del terziario. Inoltre, riportiamo un esempio di un commessa IV a tempo pieno con una retribuzione lorda mensile di 1.470,75 pari a una retribuzione oraria di 8,75.

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