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Operazioni di finanziamento stop al prelievo aggiuntivo

del 07/02/2012
di: Stefano Loconte
Operazioni di finanziamento stop al prelievo aggiuntivo
Stop al prelievo aggiuntivo sulle operazioni di finanziamento garantite da parti correlate, c.d. «ritenuta Prodi», e incentivo alle operazione di rafforzamento finanziario delle società.

È venuto meno, infatti, l'obbligo, introdotto nel 1996 e sinora mai intaccato da alcun intervento normativo, del prelievo aggiuntivo – previsto nella misura del 20% – da effettuarsi sui depositi posti in essere, a garanzia di finanziamenti concessi ad imprese residenti, da soggetti persone fisiche che non esercitano attività produttive di reddito d'impresa, ovvero da società semplici ed equiparate, da enti non commerciali – relativamente a depositi di beni che non rientrano nell'ambito dell'attività commerciale eventualmente esercitata – e infine da soggetti non residenti non aventi una stabile organizzazione nel territorio dello Stato.

Il decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, infatti, all'articolo 2, comma 25, lett. b), ha previsto che, a decorrere dal 1° gennaio 2012, siano abrogate le disposizioni di cui ai commi da 1 a 4, dell'art. 7, del decreto legge 20 giugno 1996, n. 323, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 425 (c.d. Legge Prodi).

In particolare, la Legge Prodi prevedeva che, sui proventi lordi derivanti da depositi di denaro (compresi i certificati di deposito ed i libretti di risparmio), di valori mobiliari e di altri titoli diversi dalle azioni (e da titoli similari), costituiti, da parte dei soggetti su elencati, fuori dall'esercizio di attività produttiva di reddito d'impresa, a garanzia di finanziamenti concessi ad imprese residenti, fosse applicata la c.d. ritenuta Prodi, ovvero un prelievo aggiuntivo, pari al 20% dei proventi stessi, da corrispondersi, dunque, in via ulteriore rispetto alla ordinaria tassazione per i medesimi prevista.

Il prelievo de quo mirava – come chiarito nella relazione governativa al provvedimento normativo, nonché nella Circolare dell'A. E., del 5 novembre 1996, n. 269/E-III-6-875 – a contrastare quello che veniva considerato un diffuso e ben noto fenomeno elusivo, quale quello, messo in atto da imprenditori con il compiacente supporto delle banche, finalizzato a «trasformare» utili di impresa, tassabili nella misura ordinaria ai fini dell'imposta personale e della misura reale, in interessi o altri proventi soggetti ad una tassazione in forma di imposta cedolare (di norma a titolo definitivo) più contenuta. Da un lato, cioè, vi era un soggetto (con le caratteristiche su elencate) che creava presso una banca un deposito titoli personale sul quale ottenere proventi finanziari (assoggettati alla tassazione a titolo definitivo del 12,50%, oggi tuttavia elevata al 20% e senza obbligo di indicazione in dichiarazione dei redditi), mentre, dall'altro, vi era la società, facente capo al medesimo soggetto, la quale fruiva di un finanziamento erogato dalla stessa banca, operando, in tal modo le deduzioni di tutti gli oneri finanziari che ne derivavano.

Meccanismo, quello descritto, nel quale la tassazione aggiuntiva del 20% sui proventi finanziari a livello personale era un evidente disincentivo.

A partire dal 1° gennaio 2012, però, tutto cambia. Gli interessi e proventi maturati a partire da tale data – come precisato dall'art. 29, comma 3, del dl 29 dicembre 2011, n. 216 – non saranno più sottoposti ad alcun prelievo aggiuntivo, superando ogni finalità antielusiva sino ad ora auspicata e difesa.

Ci si interroga, dunque, sulle ragioni che hanno indotto il Legislatore ad operare in tal senso, considerati i «buoni propositi» con i quali le norme in questione erano state introdotte.

Ci si domanda, cioè, se un intervento di questo tipo trovi esclusivamente la propria giustificazione in una «mera» esigenza di semplificazione – (anche) alla luce dell'altrettanto neo intervenuta uniformazione della misura della tassazione delle rendite finanziarie, fissata al 20% – ovvero se la decisione di operare in tal senso sia addivenuta a seguito di una concreta valutazione circa l'applicazione delle disposizioni in commento nel corso degli anni, dalla quale sia emersa una «più comoda» intercambiabilità delle stesse.

Sempre che – ancora – la finalità non sia invece un'altra, ovvero quella di incentivare proprio tale tipologia di operazioni in un momento, quale quello attuale caratterizzato da una estrema difficoltà di ricorrere al credito bancario, in cui queste ultime potrebbero rappresentare un valido strumento, per le imprese, in un'ottica di reperimento di fondi.

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