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Solo conti certificati

del 07/02/2012
di: di Tancredi Sequi
Solo conti certificati
Nuovo colpo al segreto bancario svizzero. Il governo di Berna prepara a mandare in soffitta i fondi neri attraverso l'approvazione di una nuova normativa che dovrebbe obbligare i correntisti stranieri delle banche elvetiche a dichiarare la provenienza dei propri capitali. Il meccanismo, secondo le prime indiscrezioni, sembrerebbe molto semplice: per aprire un conto corrente cifrato in Svizzera, i clienti stranieri dovranno presentare in banca un'autocertificazione in cui attestano che il denaro versato è stato regolarmente dichiarato alle autorità fiscali del proprio paese di residenza. «Entro la fine del mese il governo dovrebbe presentare un rapporto su una strategia denaro pulito per rispondere alle crescenti pressioni sulla piazza finanziaria elvetica da parte di Stati stranieri a caccia di evasori», ha spiegato il presidente della Commissione economia e tributi del parlamento elvetico, Christophe Darbellay. La notizia, non ancora confermata dall'esecutivo svizzero, costituisce soltanto un'opzione allo studio del Consiglio federale per frenare il flusso di capitali sporchi che minacciano la sopravvivenza del sistema finanziario elvetico, schiacciato sotto il peso delle pressioni internazionali (Ocse, G20 e Unione europea in prima fila) che mirano alla soppressione del segreto bancario all'interno del cuore d'Europa. Senza confermare l'ipotesi dell'autodichiarazione di provenienza dei capitali stranieri, il portavoce del governo elvetico, Andrè Simonazzi, ha confermato che «la Svizzera mira a una strategia dei soldi puliti. Questo è risaputo da tempo».

Almeno dal 2009, quando a poca distanza dall'inizio della crociata del G20 contro i paradisi fiscali e l'evasione transfrontaliera, il governo di Berna ha acconsentito ad accettare gli standard dell'Ocse per l'assistenza amministrativa e lo scambio di informazioni per richieste motivate nei casi di frode fiscale o di sottrazione d'imposta.

Da quel momento, la Svizzera ha mosso passi da giganti verso la collaborazione fiscale internazionale. L'ultimo capitolo è fresco di poche settimane fa. Il 18 gennaio scorso il Consiglio federale ha varato una proposta di modifica alla legge sul riciclaggio di denaro che obbliga l'Ufficio di comunicazione finanziaria (Mros), in caso di assistenza amministrativa, a fornire ai propri partner esteri informazioni dettagliate relative a numeri di conti bancari, dati su transazioni di denaro o indicazioni sui saldi dei conti.

Tutte cose, queste, protette fino ad ora dal segreto bancario e dal segreto d'ufficio. Ma si tratta veramente di un cambio di rotta di Berna rispetto al passato? La risposta non è così scontata. La strategia della Svizzera sembrerebbe infatti orientarsi verso l'accettazione di regole internazionali sulla scambio di informazioni e sul contrasto all'evasione fiscale. Se non fosse che allo stesso tempo il governo elvetico si sta muovendo sul versante opposto. Con una mano sottoscrive accordi multilaterali, e con l'altra mette nero su bianco i termini di intese bilaterali come quella con Germania e Regno Unito che, in cambio di denaro, continuano a garantire l'inattaccabilità del segreto bancario.

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