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Fisco, secondo grado in freezer

del 07/02/2012
di: di Sergio Trovato
Fisco, secondo grado in freezer
La sentenza d'appello può essere sospesa dal giudice tributario nel caso in cui il contribuente possa subire un danno grave e irreparabile in pendenza del giudizio di Cassazione. Lo ha stabilito la commissione tributaria regionale del Lazio, prima sezione, con l'ordinanza 86/2011.

Per i giudici capitolini, l'art. 49 del decreto legislativo 546/1992 è finalizzato «solo a sancire l'inapplicabilità al processo tributario della regola che attribuisce immediata e diretta efficacia alle sentenze civili, non già ad escludere l'operatività delle norme sulla sospensione che quella efficacia esecutiva presuppongono». La questione della sospensione delle sentenze tributarie è da tempo oggetto di contrasti nella dottrina e nella giurisprudenza. In realtà, nel processo tributario la tutela cautelare del contribuente non può essere limitata al giudizio di primo grado. La facoltà di adottare le misure cautelari anche per le sentenze, specialmente nei casi in cui vi sia un contrasto tra pronunce di primo e secondo grado, dovrebbe costituire una componente essenziale della tutela giurisdizionale garantita dall'art. 24 della Costituzione, anche per evitare che la durata del processo possa danneggiare la parte temporaneamente soccombente nel periodo di tempo necessario per l'accertamento definitivo delle ragioni.

Con questa pronuncia il giudice ha sospeso l'esecuzione di una propria sentenza, anche se il ricorso per Cassazione non blocca in via automatica l'esecuzione delle decisioni d'appello. Tuttavia, la sospensione può comunque essere concessa qualora dall'esecuzione possa derivare danno grave e irreparabile al contribuente. E non può essere esclusa questa tutela solo perché l'art. 47 dlgs 546/1992 limita l'adozione del provvedimento cautelare agli atti impugnati innanzi al giudice di primo grado. La norma, infatti, prevede che nel giudizio di primo grado il ricorrente possa chiedere alla commissione tributaria provinciale la sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato con istanza motivata proposta nel ricorso oppure con atto separato notificato alle altre parti e depositato nella segreteria. Il presidente del collegio fissa con decreto la trattazione dell'istanza, che avviene in camera di consiglio. Presupposto per l'accoglimento della richiesta di sospensiva è che dall'atto impugnato possa derivare al ricorrente un danno grave e irreparabile. Prima ancora di valutare la gravità e irreparabilità del danno, è indispensabile la valutazione del requisito del «fumus boni iuris», in quanto l'art. 47 impone al giudice di decidere sulla domanda di sospensione solo dopo aver «deliberato il merito». È indubbio che la concessione del provvedimento sia legata a giudizio di probabilità di accoglimento del ricorso. Non è infatti sufficiente la sua non manifesta infondatezza. Anche la Commissione regionale, nell'ordinanza, ha ritenuto fondate le ragioni poste a sostegno del ricorso prima di accogliere l'istanza di sospensione.

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