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Fisco, Agenzie forti contro l'evasione

del 04/02/2012
di: La Redazione
Fisco, Agenzie forti contro l'evasione
Sebastiano Callipo è da anni a capo del più forte sindacato autonomo delle agenzie fiscali, il Confsal-Salfi, che ha il 20% di rappresentanza nel settore. Il sindacato avvia oggi i lavori del suo Consiglio nazionale dallo slogan «La nostra professionalità al servizio del Paese».

Domanda. In questa pagina sono elencate le criticità che affliggono le agenzie fiscali, nonostante i tentativi di riforma dei governi succedutisi negli anni. Cosa ostacola la loro definitiva soluzione?

Risposta. Il modello agenziale va re-ingegnerizzato. Ma per far questo va reso autonomo, va sganciato da un sistema pubblico ingessato e burocratico e va tolto alla discrezionalità politica. L'amministrazione finanziaria deve essere indipendente e imparziale nell'esclusivo interesse del Paese. Così l'odiato «gabelliere» sarebbe il garante di un fisco giusto ed equo, l'anti-furbetti per eccellenza! Invece, interessi politici o personali mischiati a furori ideologici o a semplici pregiudizi - tutte cose che non favoriscono la competenza - hanno portato a soluzioni sbagliate o inefficaci, facendo perdere quello che nessuno di noi ha più: tempo e denaro.

D. La drammaticità della situazione finanziaria dovrebbe spingere verso soluzioni virtuose, non crede?

R. La drammaticità è tale che non solo giustifica ma impone che l'amministrazione finanziaria assicuri eccezionali risultati. Finalmente si è capito che l'evasione è stata ed è il male principale del nostro paese. Ma questa santa crociata rischia di stressare una macchina amministrativa che avrebbe, invece, il diritto di godere di qualche eccezione positiva nei piani di risparmio che colpiscono la p.a. (solo nell'ultimo triennio l'Agenzia delle entrate ha subito 1 mld di tagli!), non foss'altro che per una banale motivazione: ogni euro investito sul lavoratore finanziario ne rende 4.

D. Lei è un esperto di amministrazione finanziaria ed è anche il segretario di un sindacato di lavoratori del settore: cos'è prioritario fare?

R. Prima di esporre i punti qualificanti del progetto Confsal-Salfi per il sistema agenziale e per chi vi lavora, evidenzierei tre esigenze: prima, in Italia va fatta una riforma fiscale che, agendo sui livelli troppo alti di alcune aliquote e sull'eccesso di progressività per i redditi medio-alti, si focalizzi su tipi di reddito differenti da quelli del lavoro dipendente e da pensione, valorizzando la teoria del conflitto di interessi e implementando la tipologia di spese detraibili. Viste la recessione in atto e l'assenza di strategie vincenti per la crescita, specie in tema di lavoro, e vista l'alta pressione fiscale (68% sulle imprese e 45% sulle persone) servono misure tributarie di riequilibrio con effetti redistributivi. Seconda, gli introiti della lotta all'evasione vanno destinati unicamente all'abbattimento dell'alta pressione fiscale – compatibilmente con il ridimensionamento del debito pubblico – che grava sui redditi da lavoro e da pensione incidendo così sulla crescita e sulla competitività, e quindi anche sulla stabilità del bilancio. Terza, procederei verso una totale tracciabilità delle movimentazioni finanziarie e quindi verso una totale eliminazione dell'uso del contante.

D. Per la lotta all'evasione su cosa puntare e come procedere?

R. Per questo non bastano né un governo tecnico che dichiari di voler contrastare il fenomeno né la sensibilizzazione dei contribuenti o un'oscillante ostentazione di muscoli nei controlli a tappeto e neppure una legislazione che corrobori gli strumenti di accertamento già ampiamente disponibili, ma è indispensabile una struttura operativa adeguata, in termini di quantità e qualità di risorse umane, ben pagate e ben tutelate in termini di percorsi professionali e di premialità. Solo dotandoci dei presupposti voluti dalla riforma del 2001 si porterà a termine la mission di cui sopra. Serve quindi motivare, premiare e «fidelizzare» il personale finanziario, che potrà garantire un'azione accertativa non solo efficace e competente ma anche fedele agli obiettivi fissati dal legislatore. Infine, occorre «comprendere» bene le cause dell'evasione e le diverse tipologie e non solo contrastarne gli effetti, vista la carenza di un'incisiva riforma Irpef e l'assenza di adeguate deduzioni che favoriscano l'emersione degli imponibili.

D. In concreto, significa attenzione al comparto, riconoscimento al merito, strumenti e investimenti. Cos'altro chiedete?

R. L'elenco è lungo ma proverò a riassumere. Va fatto un utilizzo mirato degli ordini professionali in funzione certificativa degli adempimenti fiscali; va riformato il sistema delle commissioni tributarie in punto di competenze e componenti e, infine, vanno rivisti gli istituti deflativi per depotenziare e deflazionare il contenzioso esistente. Un intervento a sé meriterebbe l'attività di Equitalia spa la cui efficacia riscossiva è difficilmente conciliabile con esigenze equitative imprenditoriali, e non andrebbe tralasciata la rilevanza dell'evasione contributiva, nonché del sommerso con forti effetti negativi sul bilancio dello stato. Affascinante è poi la problematica tutta da coltivare sul contenimento delle strategie elusive, attraverso anche il cosiddetto «abuso del diritto», e l'utilizzo improprio di una normativa fiscale non sempre cogente che lascia spazi a risparmi d'imposta non «legali». C'è anche la necessità che l'amministrazione finanziaria sia depurata da conflitti di interessi, cumuli di incarichi esterni di varia tipologia e dal governo di soggetti estranei o peggio di estrazione giudiziaria (cfr. consiglieri ministeriali). Infine, sono convinto che vada combattuto qualsiasi spreco da parte dello Stato. L'alibi della «disobbedienza civile» verrebbe del tutto meno se lo Stato dimostrasse di non utilizzare male gli introiti. Purtroppo, non rispettando la Costituzione, lo Stato tratta spesso i contribuenti come presunti colpevoli, agendo da forte contro i deboli e da debole contro i forti!

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