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Presi di mira i trust simulati

del 03/02/2012
di: di Francesco Squeo
Presi di mira i trust simulati
La manovra Monti impatta anche sui trust fittiziamente interposti. Ciò perché le disposizioni concernenti la patrimoniale gravante sulle attività finanziarie detenute all'estero (Ivafe) individuano nelle persone fisiche fiscalmente residenti in Italia i soggetti passivi dell'imposta. La norma in esame è quella recata dall'art.19, comma 18, della legge 214/2011. A mente della circolare 61/E del 2010 (che ha sostanzialmente integrato la lista recata dalla circolare 43/E del 2009), i trust che ricadono in una o più delle situazioni ivi enucleate (si veda tabella a fianco), sono da considerarsi fittiziamente interposti. Ne discende che i redditi e, nel caso che qui rileva gli attivi finanziari detenuti all'estero costituenti il patrimonio del trust, sono ai fini fiscali da ricondursi, a seconda dei casi, in capo al disponente o ai beneficiari residenti fiscali in Italia. Il ragionamento di fondo è il seguente: se si assume che il trust è fiscalmente inesistente, ne discende che (oltre ai redditi) le attività finanziarie e/o patrimoniali del trust interposto sono da riferirsi alle persone fisiche, che su questi attivi esprimono il possesso. Ma non basta: il trust interposto potrebbe incidere anche ai fini dell'Imposta patrimoniale sul valore degli immobili esteri (Ivie). Invero, laddove è ragionevole assumere la rilevanza della tassazione ai fini dell'Ivafe, qualche dubbio permane con riferimento all'Ivie. La norma di cui all'art.19, comma 14, così dispone: «Soggetto passivo dell'imposta di cui al comma 13 è il proprietario dell'immobile ovvero il titolare di altro diritto reale sullo stesso. L'imposta è dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell'anno nei quali si è protratto il possesso; a tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni è computato per intero». Il quesito diviene il seguente: la persona fisica che esprime il possesso sull'immobile estero mediante un trust fittiziamente interposto è il soggetto passivo invocato dalla norma? La risposta parrebbe affermativa se rapportata, tra l'altro, a quanto affermato dalle Entrate in occasione della sanatoria di cui allo scudo fiscale. Si ricorderà (così da ultimo la circolare 43/E del 2009) che nel caso di trust interposti, le persone fisiche dovevano aderire allo scudo con riferimento alle attività finanziarie e/o patrimoniali, detenute all'estero. Il passaggio saliente della circolare 43/E al riguardo disponeva: «In tali casi (quelli di cui alla lista dei trust fittiziamente interposti, ndr) la dichiarazione di emersione deve essere presentata dal soggetto (disponente o beneficiario) che è l'effettivo possessore dei beni». Un chiarimento pare comunque opportuno ai fini dell'Ivie: se ci si attenesse infatti alla mera formulazione letterale della norma non sarebbe così immediato assumere che proprietario dell'immobile ai fini giuridici non sia il trust, ancorché fittiziamente interposto. In aggiunta sarebbe quest'ultimo ad aver assolto all'imposta patrimoniale estera equivalente dell'Ivie, ove prevista nel Paese in cui è sito l'immobile, che dà diritto allo scomputo del credito d'imposta in Italia, di cui all'art. 19, comma 21, della manovra Monti. La questione è piuttosto delicata. Il possesso dovrebbe tuttavia prevalere sul concetto di proprietà tout court, stando anche agli orientamenti giurisprudenziali succedutisi nel tempo. L'analisi dei trust fittiziamente interposti, caso per caso, è divenuta fondamentale a seguito dell'integrazione della lista di cui alla circolare 61/E del 27 dicembre 2010. Il presupposto logico alla base del disconoscimento dei trust in chiave fiscale, ha originato sostanzialmente dalla Convenzione dell'Aia del 1985, sottoscritta senza riserve dal nostro Paese nel 1989. La Convenzione stabilisce che i trust comprovati per iscritto, nei quali il trustee è effettivamente investito del potere e onerato dell'obbligo di amministrare, gestire o disporre dei beni in trust sono da riconoscersi come tali. Così l'Amministrazione finanziaria ha nel tempo sempre più attaccato i trust che non realizzano detto presupposto di spossessamento. È innegabile che l'Amministrazione abbia, ad avviso di chi scrive, in parte perso di vista il perimetro di gioco, dilatando oltremodo la portata del fenomeno dell'interposizione fittizia che pur facendo gioco ai fini dello scudo fiscale, ha finito con l'essere sganciata (o eccedente) dal presupposto invocato dalla Convenzione. Rimane fermo quanto previsto dall'art.19 della Convenzione dell'Aia: quest'ultima non deroga alla competenza degli Stati in materia fiscale. Ciò implica che il legislatore nazionale ha competenza esclusiva sulla definizione del sotteso impianto normativo tributario.

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