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Salta l'obbligo del carcere anche per violenze di gruppo

del 03/02/2012
di: Matteo Rigamonti
Salta l'obbligo del carcere anche per violenze di gruppo
Nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo il giudice non sarà più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell'indagato, ma potrà applicare misure cautelari alternative. Lo ha stabilito la Corte di cassazione dando un'interpretazione estensiva di una sentenza della Corte costituzionale del 2010. La Cassazione ha infatti annullato un'ordinanza del Tribunale del riesame di Roma, che aveva confermato il carcere, reputandolo l'unica misura cautelare applicabile, per due giovani accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza. La Cassazione ha rinviato il fascicolo allo stesso giudice perchè compia una nuova valutazione tenendo conto dell'interpretazione estensiva data dalla Suprema corte alla sentenza n. 265 del 2010 della Corte costituzionale. Dal 2009, in seguito all'approvazione da parte del Parlamento della legge di contrasto alla violenza sessuale, non era consentito al giudice, salvo che non vi fossero esigenze cautelari, di applicare, per i delitti di violenza sessuale e di atti sessuali con minorenni, misure cautelari diverse e meno afflitive della custodia in carcere alla persona raggiunta da gravi indizi di colpevolezza. Ma la Corte costituzionale, investita della vicenda nell'estate del 2010, ha ritenuto la norma in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione e ha detto sì alle alternative al carcere «nell'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure». Ora la terza sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza n. 4377/12) ha stabilito che i principi interpretativi che la Corte Costituzionale ha fissato per i reati di violenza sessuale e atti sessuali su minorenni sono «in toto» applicabili anche alla «violenza sessuale di gruppo» (art. 609-octies codice penale), dal momento che quest'ultimo reato «presenta caratteristiche essenziali non difformi» da quelle che la Consulta ha individuato per le altre specie di reati sessuali sottoposti al suo giudizio.

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