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Salvagente ai debitori in default

del 03/02/2012
di: di Giovanni Galli
Salvagente ai debitori in default
I debitori, in particolare i consumatori a cui non si applicano le procedure concorsuali, avranno la possibilità di estinguere le proprie obbligazioni secondo un piano di rientro parziale concordato con i creditori e omologato dal tribunale. Ma scompare il riferimento agli organismi di conciliazione che avrebbero dovuto favorire l'intesa tra debitore e creditore. Lo prevede il decreto legge 212/2011 che punta a sfoltire le cause civili, approvato ieri dal senato, che ha però accantonato le norme contro le quali c'era stata una levata di scudi delle associazioni di avvocati. Tra le quali appunto quella sugli organismi di conciliazione. Il decreto firmato dal ministro della Giustizia, Paola Severino, che ora passa al voto della Camera, oltre alla proroga per i magistrati onorari, vede lo stralcio della parte che favorisce la mediazione nei piccoli contenziosi, rendendo più tempestiva la sanzione per la parte che non si presenta in modo ingiustificato davanti al mediatore. In generale, dunque, tutta la partita della mediazione-conciliazione, che avrebbe tolto lavoro agli avvocati, viene congelata in attesa che la Corte costituzionale si pronunci sui ricorsi in merito. E pare poggiare su basi deboli la promessa di Severino di estendere da marzo la mediazione alle controversie condominiali e ai risarcimenti danni da incidenti stradali.

Gli avvocati l'hanno avuta vinta anche sulla cosiddetta «istanza di trattazione». Il decreto eliminava l'obbligo per le cancellerie dei tribunali di avvertire la parte che avrebbe dovuto presentare una richiesta di discussione della causa in appello o in Cassazione entro un certo lasso di tempo, pena l'estinzione del procedimento. L'idea alla base della «istanza di trattazione» è che nelle cause che si protraggono per anni la parte deve dimostrare di avere ancora interesse nel processo. Il governo, quindi, puntando a ridurre il contenzioso civile, contava sul fatto che solo chi è più motivato si attiva per il suo processo, senza avere bisogno della «sveglia» della cancelleria. Ma la norma è stata bocciata dai senatori, su impulso del relatore, la senatrice-avvocato del Pdl Alberti Casellati, perché avrebbe costituito un vulnus al diritto di difesa.

Ma vediamo come funzionerà il processo di uscita del debitore dalla situazione di default. Interessati, come detto, sono i soggetti esclusi dalle procedure fallimentari: consumatori, professionisti e microimprese. Il consumatore potrà presentare al giudice un piano di rientro dal debito, fondato su obbligazioni anche parziali, liquidazione di beni o con l'appoggio di un garante. Per l'omologazione del giudice serviranno la relazione di un professionista sulla veridicità dei dati e quella di un organismo di composizione delle crisi registrato presso il ministero della Giustizia. Non sarà invece necessario il consenso dei creditori. Il giudice dovrà però valutare la credibilità del consumatore indebitato: se cioè il debito non sia diventato incontrollabile per dolo. Tra le novità normative, la possibilità che al termine del piano di rientro, se questo prevede la liquidazione totale dei beni del debitore, il debito sia considerato completamente estinto, anche se la somma liquidata ai creditori sia inferiore al dovuto. Attualmente, se a un consumatore viene pignorata l'abitazione e questa non copre la somma del debito, il debito può restare a suo carico a vita anche sui redditi che il soggetto debitore continua a percepire per altre vie (ad esempio lo stipendio o la pensione). Il consenso del 60% dell'ammontare complessivo dei titolari di crediti invece sarà necessario per l'omologazione dei piani di rientro di professionisti e microimprese. Il decreto deve essere convertito in legge entro il prossimo 20 febbraio.

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