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Liberalizzazioni, fase due

del 02/02/2012
di: La Redazione
Liberalizzazioni, fase due
«Un accenno di liberalizzazione, ma non basta». È questo il commento di Raffaella Firpo, vicepresidente di Ancit, sulla manovra appena varata dal governo Monti. Un giudizio severo, ma che sottende l'incoraggiamento a proseguire nella strada avviata dall'esecutivo.

Domanda. Vicepresidente Firpo, come giudica la situazione attuale del Paese?

Risposta. Mai come in questo momento lo sviluppo del nostro paese ha rappresentato l'obbiettivo primario per noi tutti. La speranza che ci guida ogni giorno è quella che il governo, affiancato dai nostri sforzi quotidiani di cittadini e lavoratori, riesca a traghettarci fuori dalla crisi nera in cui siamo precipitati, senza spremerci ulteriori lacrime e sangue.

D. Ritiene dunque che le misure del governo Monti siano adeguate?

D. Fino a un certo punto. Per iniziare seriamente il cammino di rinnovamento, sono necessarie riforme strutturali e quelle appena approvate sono sì un inizio, ma non bastano. Bisogna avere il coraggio di andare oltre la superficie, intesa come le storture più evidenti del sistema, e osare incidere senza esitazione in profondità, in quella cultura delle corporazioni e dei privilegi che rappresenta oramai una zavorra insostenibile.

D. Cosa si aspetta Ancit, quindi, dal Governo?

R. Da questo esecutivo ci aspettiamo rispetto verso tutte le categorie e soprattutto verso i cittadini, senza alcuna interferenza di lobby che fino ad oggi hanno ostacolato qualsiasi provvedimento in direzione del vero cambiamento.In passato sono state troppe le promesse non mantenute e solo per inseguire gli interessi di categoria che gravitano attorno alle scelte politiche. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, abbiamo dovuto subire le enormi difficoltà e lentezze da parte della politica nella reazione alla crisi.

D. Che significa, secondo lei, liberalizzare le professioni?

Liberalizzare vuol dire creare un mercato più equo, dove beni e servizi hanno un giusto prezzo, direttamente rapportato alla qualità, e la selezione la fanno i clienti e solo loro. La nostra categoria ha da sempre vissuto in un regime di concorrenza leale, dove lo sviluppo della professione su tutto il territorio italiano è stato lo specchio delle capacità dei professionisti. I nostri clienti ci scelgono ogni giorno nel libero mercato, perché non abbiamo mai goduto di privilegi di casta. Al contrario, abbiamo dovuto conquistarci il nostro spazio sul campo, attraverso l'adozione progressiva e attenta di strumenti per presentarci al meglio sul mercato. Penso all'assicurazione, alla formazione continua, agli attestati di competenza, fino ad arrivare alla certificazione di qualità, ottenuta dalla nostra associazione all'inizio del 2010.

D. Dunque non avete bisogno di esistere come libera associazione riconosciuta dallo Stato per conquistare il vostro posto al sole?

R. Il paradosso per Ancit è che in questo momento stiamo sperimentando il processo inverso: abbiamo già il giusto riconoscimento da parte del libero mercato, ma aspettiamo una seria presa di posizione ed un definitivo riferimento normativo dalle istituzioni. Da lungo tempo attendiamo il riconoscimento ufficiale, ma non riusciamo a ottenerlo una volta per tutte, a causa della mancanza di coraggio degli organi legislativi.

D. Da dove proviene questa riluttanza a una vera riforma liberalizzatrice delle professioni?

R. Da chi ci guadagna a mantenere lo status quo. Coloro che hanno paura di affrontare i cambiamenti in un momento simile sono gli stessi soggetti che hanno goduto di privilegi fino ad ora. I privilegi hanno creato una situazione favorevole al mercato di alcuni a discapito di altri. Abbattiamo quindi subito gli ostacoli sulla strada del libero mercato. Se il governo Monti riuscirà a fare questo, sarà l'unico ad avere il merito, negli ultimi anni, di aver fatto l'interesse di tutti e non delle singole corporazioni.

D. Lei invita il governo a non ascoltare le lobby, ma non fanno parte anch'esse dei meccanismi della democrazia?

R. L'ascolto delle categorie deve essere un aiuto per lavorare, ma oramai chi dialoga con il governo ha in mano troppi giochi di potere alle spalle e svende le realtà senza farne il giusto interesse. La categoria degli interlocutori dovrebbe cambiare sistematicamente, perché chi parla deve essere anche colui che opera e che tutti i giorni è a stretto contatto con i lavoratori. In troppi casi non è così e continuiamo nel solito gioco di poteri che non porta alla soluzione dei problemi

D. Che ne pensa della politica anti-evasione che stiamo vedendo questi giorni?

R. Non amo la campagna di paura fiscale che sta incutendo il governo. In questo momento bisogna cercare di instillare nelle persone serenità e fiducia nella ripresa, serve un attimo di tregua per tutti. Fiscalmente ritengo si debba puntare a scoprire i grossi evasori e non fare le pulci ai piccoli imprenditori, che da soli non possono certo risollevare le sorti del paese.

D. È un riferimento anche alla sortita a Cortina?

R. Non va bene la pubblicità mediatica dei blitz. Le visite annunciate portano i furbi a farsi ancora più furbi. Non mi dispiacciono le iniziative come quelle di Cortina e Porto Cervo, ma dovrebbero essere fatte in silenzio, lontano dai riflettori.

Si punti, invece, a migliorare comunicazione diretta col contribuente: la gente che vuole pagare le tasse arretrate, ha bisogno di giusti strumenti di dialogo con lo Stato.

Oggi coloro che cercano di regolarizzare la propria situazione fiscale hanno a che fare con banche che non danno più accesso al credito e strumenti non idonei alla gestione di gravi situazioni imprenditoriali. Si tratta spesso di situazioni di emergenza che ci troviamo ad affrontare tutti i giorni. Mi vengono in mente casi di edili che per lavorare hanno bisogno del Durc, ma che hanno grossi pregressi e le rate proposte da Equitalia non sono consone al loro guadagno. Ecco, dovremmo trovare soluzioni anche per queste realtà, perché per chi vuole ripartire o continuare a lavorare si tratta di cose fondamentali.

Per concludere: Monti insieme al suo staff ha in mano oggi un grande potere e una grande responsabilità. Rispetto ai suoi predecessori, non ha una partita politica da giocare. Ma si ricordi che sta giocando una partita con ciascun italiano, che merita rispetto e serietà.

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