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Nomine revisori enti locali, under 45 penalizzati

del 02/02/2012
di: Calogero Bono e Stefano Ruberti componenti Giunta Ungdcec
Nomine revisori enti locali, under 45 penalizzati
La modalità di nomina dei revisori negli enti locali negli ultimi mesi è stata all'attenzione del nostro mondo professionale. L'introduzione del dl 138/2011 ha fissato nuovi e rivoluzionari criteri per la scelta dei revisori, aprendo poi la fase della curiosità generale per il tanto atteso decreto attuativo che, nel dettaglio e in concreto, ne doveva definire l'applicazione.

I criteri previsti dal comma 25 dell'art. 16 del citato dl 138 sono stati criticati sin da subito da noi giovani. Non c'è dubbio che siano criteri fortemente discriminanti nei riguardi di chi, dietro le spalle, ha pochi anni di esercizio della professione. Criteri peraltro per certi versi senza alcun senso (vedi la previsione, ai fini dell'iscrizione nell'elenco degli aspiranti revisori, di aver in precedenza avanzato richiesta di svolgere la funzione nell'organo di revisione degli enti locali).

Con il recente via libera al decreto attuativo, il ministro dell'interno sembra essere andato piuttosto oltre la delega avuta, inserendo ancora limitazioni all'iscrizione nell'elenco previsto dal dl 138.

Sembra, infatti essere stata inserita una ulteriore condizione per l'accesso all'iscrizione nell'elenco e, quindi, all'accesso alla funzione di revisore. Nel dettaglio: per i comuni di seconda fascia (da 5.000 a 14.999 abitanti) occorrerebbe aver già svolto l'incarico per tre anni, mentre per i comuni di terza fascia (superiori a 15.000 abitanti) occorrerebbe aver svolto almeno due mandati da revisore per aspirare all'iscrizione. La ratio di tale previsione normativa sinceramente ci sfugge. Vero è che un collega che ha già svolto la funzione di revisore può essere più affidabile di un altro che non abbia mai esercitato tale ruolo, ma altrettanto vero è che un professionista è abituato ad aggiornarsi continuamente. Senza considerare che effettivamente la norma già prevedeva il possesso di una specifica qualificazione professionale. Ragion per cui nessuno prevedeva la necessità di tali ulteriori parametri restrittivi nel decreto attuativo.

La ciliegina sulla torta dell'intero l'iter legislativo si è avuta, poi, con l'ulteriore previsione di uno slittamento dei termini di entrata in vigore dei nuovi meccanismi visto che, in sede di conversione in legge del decreto «Milleproroghe», è già stato approvato alla Camera il 31 gennaio scorso un emendamento (art. 29 comma 11-bis) che sposta di nove mesi (al 29 settembre 2012) l'inizio del nuovo sistema. Quindi ancora incertezza e nuovi possibili scenari visto che da più parti tutta la nuova procedura non convince.

Al di là, comunque, di quest'ultima previsione, a noi sembra veramente inverosimile che un paese che voglia ammodernarsi, che parla spesso dei giovani e delle opportunità da offrire loro, poi invece generi un provvedimento legislativo che va in una direzione totalmente opposta. Ma che paese è il nostro?

Un paese dove l'anzianità viene scambiata per competenza, dove i professionisti negli enti locali vengono scelti per estrazione a sorte, dove i giovani commercialisti non possono avere le stesse opportunità dei sessantenni, e dove solo chi è stato revisore in una determinata fascia di comuni può continuare a farlo? Si può considerare il nostro un paese moderno? Noi non ci stiamo! Vogliamo una classe dirigente più giovane e, quindi, un accesso più agevole nei diversi ambiti ai giovani professionisti.

La nascita di questo nuovo sistema non può minimamente mettere in discussione la professionalità di migliaia di colleghi che svolgono il compito anche di consulenti, e non solo di revisori negli locali. Certo, occorre far emergere competenze e meritocrazia. Ma non è certo con il sorteggio o con il principio dell'anzianità che ciò può avvenire. Tutto ciò porterà verso inevitabili confitti generazionali a cui noi non vorremmo arrivare.

Riteniamo, quindi, che occorra rimettere mano all'impostazione complessiva che il legislatore ha voluto dare alla nomina dei revisori negli enti locali. Lo slittamento dei termini potrebbe veramente essere l'occasione per una più complessiva rivisitazione della normativa.

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