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Srl e spa, si allentano i controlli

del 02/02/2012
di: di Eleonora Di Vona presidente Ungdcec
Srl e spa, si allentano i controlli
L'assenza di dibattito sul collegio sindacale implica che, su un tema comunque fondamentale per il corretto andamento dell'economia del Paese, le decisioni stanno venendo prese nel buio dei corridoi.

Tutto questo non è certo un buon viatico per quella che, auspicabilmente, dovrebbe essere una fase nuova.

La norma contenuta nella bozza del decreto legge sulle semplificazioni suscita in noi delusione, scoraggiamento ed indignazione.

In primo luogo, perché sembrerebbe eliminare i collegi sindacali dalle società a responsabilità limitata di qualunque dimensione esse siano; in secondo luogo, perché introdurrebbe l'organo sindacale monocratico anche per molte società per azioni italiane .

Sgombriamo il campo dalle ipocrisie: è ovvio che i commercialisti non gradiscono decisioni che riducono i loro spazi di mercato; in particolare, questo sindacato che rappresenta i giovani denuncia che saranno proprio i giovani a pagare le conseguenze più pesanti di queste scelte.

Così come è ovvio che le imprese, e in generale ogni consumatore di servizi professionali, non intendono caricarsi della componente «bene pubblico» delle prestazioni professionali. Questo secondo aspetto, però, è più complicato in quanto il controllo legale sulle imprese è un servizio professionale direttamente volto ad una tutela pubblicistica.

È evidente che questa dialettica puramente economica sta solo sullo sfondo del problema, ma che la questione che dovrebbe essere dibattuta riguarda la tipologia dei controlli che il nostro sistema giuridico intende darsi; e la questione scotta se si pensa che proprio in questo momento il tema dei controlli la fa da protagonista non solo nei simposi scientifici, ma anche presso l'opinione pubblica, visto che la scintilla di questa crisi risiede nel tradimento della fiducia degli operatori proprio in carenza di controlli.

Onestà intellettuale impone a tutti di riflettere sul fatto che il tema dei controlli non può essere solo e soltanto una questione di costi.

I controlli perfetti evidentemente non esistono e anche i controlli e la loro cultura subiscono l'andamento ondivago dell'economia; ma resta fermo per tutti che essi devono esserci, devono essere efficaci e devono essere capaci di indurre efficienza nel sistema economico.

D'altra parte il sistema dei controlli non può essere una sorta di regola mondiale: l'appiattimento dei controlli meramente procedurali e meccanici che caratterizzano le tecniche di revisione mutuate dai modelli di revisione anglo-sassone non appaiono essere la panacea per ogni problema sia in considerazione del fatto che i controlli di legalità sono indubbiamente più incisivi rispetto al solo controllo di regolarità contabile sia in considerazione del fatto che le piccole-medie imprese del tessuto connettivo dei distretti industriali italiani sono fortemente caratterizzate da rapporti face to face, da stratificazioni di rapporti informali, tessiture di reti relazionali e accumulazione di patrimoni reputazionali che decisamente sfuggono ad una fredda analisi procedurale, ma vengono valorizzati dalle relazioni personali.

Credo che nessuno possa contestare che il collegio sindacale è stato uno strumento di governance sicuramente originale ed altrettanto efficace che ha accompagnato lo sviluppo del nostro sistema economico, il sistema dei distretti industriali dal dopoguerra fino agli anni 90.

Nelle fasi fisiologiche il ruolo dei controlli rimane importantissimo, ma è relegato in secondo piano nell'ambito delle dinamiche sociali, mentre assurge ad un ruolo di protagonista principale nella fase patologica della crisi d'impresa. In quei momenti diventa necessaria l'attività del professionista in quanto «persona» ed è questa che fa la differenza.

In quei momenti, in cui ogni decisione può essere decisiva, l'organo di controllo è combattuto tra il garantire che alcune scelte troppo affrettate non distruggano una potenzialità ancora esistente di continuità aziendale e il rischio che scelte troppo ritardate rechino danni irreversibili. L'errore in un caso o nell'altro provoca danni ai soci e ai terzi, le responsabilità del collegio sono importanti e tutto si gioca su equilibri delicatissimi rimessi al prudente apprezzamento, alla esperienza e alla scienza delle persone che compongono il Collegio Sindacale.

In quei momenti in cui si verificano tensioni fortissime tra l'imprenditore e gli organi di controllo, sono necessari soggetti dal profilo professionale ineccepibile, caratterizzati dalla massima autonomia ed indipendenza e non vi è dubbio che, in quelle decisioni così gravi per la sopravvivenza dell'impresa, la collegialità, il confronto tra professionisti che condividono le stesse responsabilità, diviene fondamentale.

Qualcuno può forse negare che è più facile «forzare» su un singolo che su un collegio? Qualcuno può forse negare che in quei momenti gli imprenditori perdono la serenità e sono più facilmente disponibili, talvolta anche sciaguratamente, a tentare il tutto per tutto, rischiando non solo del proprio, ma anche dei soci e dei creditori della società? Questo accade quasi sempre e non perché quegli imprenditori sono delinquenti, ma semplicemente perché impauriti e disperati.

Considerata l'importanza di questo ruolo e considerata la particolare congiuntura storica, a noi sembra necessario aprire un grande dibattito per migliorare questo sistema e non per annichilirlo.

Possono un Paese e il suo Governo ricondurre il problema ad una sola questione di costi da sostenere da parte delle imprese senza considerare i costi per la collettività di un deteriorarsi del sistema dei controlli? Può il legislatore di un Paese piegarsi alle sole logiche corporative, anche eventualmente a quelle dei professionisti s'intende, arrendendosi alla logica del più forte? Può il legislatore a questo punto spiegarci dove è la tutela di un interesse generale?

Possono i giovani commercialisti restare inerti di fronte alla riduzione di una fondamentale funzione per il sistema economico del Paese?

Abbiamo il dovere morale e civile di rispondere no!

La mobilitazione comincia adesso per un Paese che proprio da questa crisi deve trovare finalmente il coraggio di perseguire la legalità, proprio perché è il miglior modo di contenere i costi economici e sociali dei comportamenti illeciti.

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