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Unagraco a confronto sul futuro

del 01/02/2012
di: di Vittorio Marotta
Unagraco a confronto sul futuro
Unagraco a Congresso a Macerata dal 22 al 24 marzo. In un momento molto delicato per il comparto, i professionisti si riuniscono per discutere delle prospettive future. Al centro del forum le sfide per rilanciare l'economia, improntate sul binomio liberalizzazione/deregolamentazione. «Cercheremo di analizzare le differenze tra queste due componenti», spiega il presidente dell'Unagraco locale Simone Samperna. «Liberalizzare, infatti, non vuol dire automaticamente abbattere le barriere di ingresso nel mercato. Ma il dibattito si estenderà a tutte le più importanti tematiche che riguardano da vicino il nostro settore».

Domanda. Quelle di cui si parla in questi giorni sono liberalizzazioni o deregolamentazioni?

Risposta. «È proprio questo il nodo della questione: il termine liberalizzazioni viene spesso abusato, scivolando sul terreno della deregolamentazione. In realtà, liberalizzare significa ridurre le restrizioni per dare vita ad un liberalismo economico. Cercheremo quindi di dare vita ad un approfondimento che ci permetta di comprendere quali saranno i punti fermi che il governo vuole dare in questa nuova interpretazione delle figure professionali. Le tanto auspicate liberalizzazioni effettuate fino ad oggi non hanno rimosso i numerosi obblighi che gravano sulle categorie professionali: le stesse tariffe, già liberalizzate lo scorso anno, non hanno avuto questo grande impatto né hanno rimosso gli elementi che ostavano i procedimenti operativi.

D. Molti dicono che, di fatto, le professioni sono già liberalizzate…

R. Le aree di competenza o di esclusività che fanno da contraltare al concetto di liberalizzazione sono state sensibilmente ridotte: di fatto ci confrontiamo con soggetti che non sono di natura professionale. Sotto questo aspetto, quindi, siamo già in linea con il mercato, che è diventato molto più liberale nonostante l'aggravio di numerosi obblighi per i professionisti.

D. Ma il comparto è sotto attacco?

R. Le professioni stanno vivendo un momento in cui sono coinvolte in una strumentalizzazione per la quale sono accusate di essere uno degli elementi di costo più importanti per il settore delle imprese. In realtà la spesa che un'azienda deve sostenere per poter godere di un'assistenza professionale ha un'incidenza molto bassa e la categoria ha sempre fatto da sprone per le imprese. Si è cercato quindi di nascondere le liberalizzazioni dietro la motivazione dell'abbattimento dei costi per le aziende, quando nella realtà dei fatti l'impresa sostiene un costo non così incidente come si vuole far credere. La verità è che la categoria è vittima di facili strumentalizzazioni, forse perché non riesce ad esternare in maniera adeguata il lavoro che si realizza quotidianamente nei back office degli studi professionali.

D. Per questo motivo le professioni si sono date appuntamento a Milano e a Napoli con manifestazioni che hanno riscosso una forte partecipazione…

R. La categoria sta rispondendo compatta, rivendicando il proprio ruolo nella crescita del sistema-Paese. Le manifestazioni di Milano e Napoli hanno rappresentato un primo segnale: i professionisti sono usciti dai propri studi per manifestare alla gente e alla politica qual è l'attuale situazione e quali saranno le difficoltà operative che nasceranno con questi progetti di liberalizzazione. La verità è che la categoria ha sempre svolto una indiscutibile funzione di supporto nei confronti delle aziende e dello Stato, tanto che numerose funzioni di back office del sistema pubblico sono state nel tempo delegate a studi professionali o ad associazioni di categoria.

D. C'è poi la questione dei giovani da tenere in considerazione. Il blocco del mercato del lavoro dipendente ha spinto sempre più persone a entrare a fare parte degli albi professionali, con la conseguenza che gli iscritti sono cresciuti enormemente. Quali sono le ripercussioni sul mercato e sulle situazioni pensionistiche?

R. È necessario un percorso comune di regolamentazione, che coinvolga la formazione e l'esame abilitativo, per tutte le figure che lo Stato riconosce come professionali, non solo per alcune. Per quanto riguarda le giovani generazioni, se la domanda può sostenere l'offerta ovviamente non sussistono problemi. Ma l'attuale congiuntura non ci permette di prevedere se la domanda futura sia sostenibile, e di conseguenza i giovani hanno un grande problema previdenziale, al quale si potrebbe ovviare con diverse modalità. Si potrebbe ad esempio alleggerire l'aspetto contributivo per questi soggetti che devono permanere all'interno del mercato del lavoro, oppure dare vita a un sistema di incentivazione fiscale che, per lo meno durante lo start-up dell'attività, possa rendere sostenibile lo sviluppo del singolo professionista. O, ancora, si potrebbero favorire forme aggregative dal punto di vista delle società professionali, oggi ridotte ai minimi termini.

D. Soffermandoci sull'aspetto previdenziale, la sostenibilità a 50 anni rappresenta un obiettivo raggiungibile per le Casse?

R. Gli Istituti possono affrontare in maniera diversa le questioni attinenti al trattamento pensionistico. Il sistema economico-finanziario potrà essere in equilibrio, ma le problematiche potrebbero provenire dalla rendita erogata, che non sarà adeguata al costo della vita. Ad oggi un giovane non può pensare che il sistema previdenziale professionale possa essere l'unico pilastro della sua vita lavorativa. Mancano prospettive rosee, di conseguenza è necessario programmare il futuro non facendo leva solamente su questo sistema ma anche su altri sistemi di sostentamento. Inoltre la situazione attuale è tale che un giovane che vuole avvicinarsi alla professione deve comunque avere una propria capacità finanziaria che gli permetta di poter far fronte allo start-up con sicurezza economica. In questo momento di crisi, infatti, anche i mercati più importanti hanno risentito delle difficoltà, e ciò ovviamente ha pesanti risvolti sull'aspetto professionale. È necessario quindi tenere duro, puntando sull'innovazione e sulle piccole e medie imprese per vincere la sfida della permanenza sul mercato in un'ottica di lungo periodo. Siamo il nostro cambiamento e dobbiamo intervenire sulle variabili in modo tale che queste ci permettano di essere operativi e portatori di innovazione».

D. È questo uno degli obiettivi del Congresso di Macerata?

R. Daremo vita a workshop che possano essere utili anche per l'aspetto professionale della vita quotidiana, e che possano coinvolgere tutte le aree professionali in modo da poter generare un confronto su elementi comuni, dall'ingresso nel mercato alla sostenibilità al futuro previdenziale. Il fatto che la scelta sia ricaduta sul comune marchigiano evidenzia il ruolo centrale che ha la provincia nell'economia italiana. Per questo motivo ritengo giusto ringraziare il presidente Raffaele Marcello, che ci darà la possibilità di creare una sintesi in una cittadina che può vantare numerose eccellenze del sistema-Paese».

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