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Impronta informatica, professionisti incagliati

del 31/01/2012
di: Valerio Stroppa
Impronta informatica, professionisti incagliati
Problemi tecnici nella trasmissione al Fisco dell'impronta dell'archivio informatico da parte dei soggetti che adottano la conservazione sostitutiva. L'adempimento scade oggi (anche per tutte le annualità precedenti), ma nella giornata di ieri numerosi professionisti hanno incontrato difficoltà nell'invio. E il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che già nei giorni scorsi aveva denunciato l'inutilità dell'adempimento (si veda ItaliaOggi del 21 gennaio 2012), chiede una proroga dell'ultima ora. Nella spedizione delle impronte all'Agenzia delle entrate, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, è emerso il problema che alcuni certificati di emissione delle marche temporali emesse da alcune autorità di certificazione negli anni 2004-2007 vengono scartati dal software di trasmissione, per ragioni meramente tecniche. Il software di controllo Entratel in via preliminare non segnala alcuna criticità: i files possono quindi essere regolarmente predisposti e trasmessi. Il flusso informatico viene però scartato dal sistema con la seguente motivazione: «Controllo stato di revoca del certificato del firmatario: esito negativo». «Pare che questi certificatori stiano verificando la possibilità di far accettare i vecchi certificati dall'Agenzia, ma a tutt'oggi nessuno sembra aver indicato una possibile soluzione al problema riscontrato», evidenziava ieri sera Claudio Bodini, consigliere Cndcec delegato alle tecnologie informatiche, «di conseguenza i colleghi che stanno cercando di inviare le impronte dei documenti fiscali all'Agenzia si trovano nel dubbio di come operare per non dover vivere con la preoccupazione di rispondere di un adempimento non effettuato. Alcune software house hanno suggerito rimedi, ma tutte le proposte richiedono in ogni caso l'applicazione di nuove marche temporali, con ulteriori adempimenti e costi che, francamente, paiono inconcepibili in un periodo di concentrazione di altre scadenze importanti. Inoltre, non sembra che i rimedi possano considerarsi giuridicamente perfetti».

Da qui la richiesta di proroga. «Comunque andrà a finire, vi è la ennesima dimostrazione di come, in un momento storico in cui si parla con tanta enfasi di semplificazioni e di risparmi per le imprese, vi siano incomprensibili silenzi, a cui non sembra possibile attribuire altro significato se non quello di disincentivare la conservazione sostitutiva», conclude Bodini.

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