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La condanna per bancarotta anche per i consiglieri senza delega

del 31/01/2012
di: Debora Alberici
La condanna per bancarotta anche per i consiglieri senza delega
Anche i consiglieri senza delega rischiano una condanna per bancarotta se hanno avuto «segnali» del comportamento distrattivo.

A dispetto della riforma del diritto societario che ha ridotto le responsabilità dei consiglieri non delegati, la Corte di cassazione (sentenza n. 3708 del 30 gennaio 2012) ha confermato la condanna nei confronti di dieci manager di una banca cooperativa, fallita dopo le distrazioni finanziarie messe in atto dal direttore.

Dunque, qualunque segnale e in qualunque modo ricevuto fa scattare la condanna nei confronti del cda.

Ad avviso del Collegio, in definitiva, «gli amministratori, pur dopo la riforma del 2003, sono penalmente responsabili, ex art. 40, comma 2, c.p., per la commissione degli eventi che vengono a conoscere (anche al di fuori dei prestabiliti mezzi informativi) e che, pur potendo, non provvedono ad impedire; e la responsabilità può derivare dalla dimostrazione della presenza di segnali significativi in relazione all'evento illecito, nonché del grado di anormalità di questi sintomi».

Di recente la stessa Cassazione aveva affermato che «in tema di reati societari, la previsione di cui all'art. 2381 c.c. - introdotta con il dlgs n. 6 del 2003 che ha modificato l'art. 2392 c.c. - riduce gli oneri e le responsabilità degli amministratori privi di delega; tuttavia, l'amministratore (con o senza delega) è penalmente responsabile, ex art. 40, comma 2, c.p., per la commissione dell'evento che viene a conoscere (anche al di fuori dei prestabiliti mezzi informativi) e che, pur potendo, non provvede ad impedire. Pertanto, la responsabilità può derivare dalla dimostrazione della presenza di segnali significativi in relazione all'evento illecito nonché del grado di anormalità di questi sintomi, non in linea assoluta ma per l'amministratore privo di delega». E ancora sulla bancarotta fraudolenta, gli Ermellini hanno messo nero su bianco che «l'amministratore in carica risponde penalmente dei reati commessi dall'amministratore di fatto, dal punto di vista oggettivo ai sensi dell'art. 40, comma 2 c.p., per non avere impedito l'evento che aveva l'obbligo giuridico (art. 2392 c.c.) di impedire, e, dal punto di vista soggettivo, se sia raggiunta la prova che egli aveva la generica consapevolezza che l'amministratore effettivo distraeva, occultava, dissimulava, distruggeva o dissipava i beni sociali, esponeva o riconosceva passività inesistenti».

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