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Obiettivo sviluppo

del 28/01/2012
di: di Lucia Basile
Obiettivo sviluppo
«Liberalizzazioni sì, ma con più crescita e meno tariffe». Così ha commentato il presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone la «fase due» avviata dal Governo tecnico Monti. Il decreto legge sulla concorrenza, liberalizzazioni e infrastrutture, licenziato dal Consiglio dei ministri il 20 gennaio scorso e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 gennaio, ha introdotto misure rivolte ad aprire il mercato nei settori che vanno dalle professioni alle assicurazioni, dall'energia ai carburanti, alle autostrade e ferrovie, oltre che interessare taxi e farmacie. Tali misure hanno però generato il malcontento di non poche categorie. Una rivolta che, partita dalla Sicilia ha invaso nel giro di pochissimi giorni l'intera Penisola, causando disagi, con un alto rischio di infiltrazioni criminali. Mentre i tassisti che contestano il piano licenze scendono in piazza, gli autotrasportatori che contrastano l'accise benzina hanno bloccato strade e autostrade, rendendo critica sia la situazione del traffico che il rifornimento di beni di prima necessità, come carburante e generi alimentari. Rischia la paralisi anche l'industria. «C'era da aspettarselo. Tali proteste se possono trovare condivisione dal punto di vista sindacale, non sono giustificabili nel momento in cui generano un problema di ordine pubblico», ha detto Falcone.

Per ciò che attiene le professioni, le misure messe in campo, quali l'abolizione delle tariffe, la pattuizione dei compensi per iscritto (solo se richiesto dal cliente), la copertura assicurativa obbligatoria, il tirocinio nelle università (per cui è stata eliminata la previsione di un compenso), le società tra professionisti, non hanno trovato tutti d'accordo. «Rendiamo plauso all'attività del Governo per aver deciso di mettere mano ad una materia da troppi anni rimasta chiusa in soffitta, ma riteniamo che il problema delle liberalizzazioni delle professioni sia stato trattato in modo marginale. Liberalizzazioni e concorrenza sono i pilastri che possono incentivare lo sviluppo e la crescita», ha ricordato il presidente. «Sosteniamo da anni la necessità di intervenire in maniera concreta e incisiva. Aumentare il numero dei notai non è certo la strada giusta da percorrere. Non è con un aumento dei professionisti o del numero di licenze in capo ad uno stesso soggetto che si può pensare di avviare un processo di crescita. Occorre piuttosto una reale liberalizzazione dei servizi professionali, lo ribadiamo oggi con ancor più forza. Questo non vuol dire niente regole e nessun requisito professionale poiché, in un regime di concorrenza sarà il mercato stesso a fare la naturale selezione. La meritocrazia premierà solo chi ha competenza e professionalità. In tal senso l'abrogazione delle tariffe non è indice di dequalificazione professionale, anzi può assicurare al consumatore una maggiore qualità a costi minori.

Eliminare le riserve (fatta salva la tutela d'interessi costituzionalmente rilevanti e compatibili con l'ordinamento comunitario), restituire la competitività internazionale ai professionisti italiani, offrire alle nuove generazioni l'opportunità di costruire il loro domani nel mercato del lavoro, è la strada giusta da percorrere per raggiungere il vero obiettivo dello sviluppo, quello che si gioca sull'elevata qualità dei servizi e sulla competitività internazionale delle professioni.

Infine, liberalizzare è il giusto riconoscimento per un settore, quello delle professioni, che coinvolge ormai milioni di lavoratori e che rappresenta un forte potenziale economico per la crescita del Paese», ha concluso Falcone.

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