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La concorrenza non frena il fisco

del 28/01/2012
di: Pagina a cura di Debora Alberici
La concorrenza non frena il fisco
Studi di settore applicabili anche se l'azienda si trova in un contesto socio-economico «caratterizzato dalla diffusa concorrenza di similari attività abusive». È quanto stabilito dalla Cassazione che, con sentenza 1153 del 27/1/2012, ha respinto il ricorso di un piccolo imprenditore che contestava l'accertamento fondato sugli studi di settore data l'alta concentrazione di concorrenti, anche abusivi, in zona. Tuttavia questo elemento non era emerso durante la fase amministrativa perché il contribuente, invitato a fornire spiegazioni, non si era presentato. Un'inerzia, questa, che gli è costata cara. Infatti, l'uomo, dopo aver perso in appello davanti alla Ctr Reggio Calabria, ha presentato ricorso in Cassazione sollevando per la prima volta queste obiezioni. Il gravame si conclude con il quesito se «laddove, come nel caso in questione, l'accertamento è effettuato a carico di chi opera in un sistema economico a prezzi amministrati e/o in un contesto socio-economico caratterizzato dalla diffusa concorrenza di similari attività svolte abusivamente e/o con un valore reale dei beni strumentali basso (come si evince dal rapporto tra le immobilizzazioni cartolari e le bassissime quote di ammortamento), utilizzando gli schemi previsti dai dpcm del 29.01.1996 e del 27.03.1997, l'Autorità Finanziaria è tenuta a motivare adeguatamente il provvedimento di avviso e, in fase processuale, a sopportare il preciso onere probatorio fissato dall'art. 2697 c.c. (onde dimostrare la presunta evasione fiscale) ovvero a dedurre indizi gravi, precisi e concordanti che giustificano il ricorso alle presunzioni semplici?» Il motivo è stato respinto dalla sezione tributaria che, anche a questo caso, ha applicato il principio generale per cui la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza, pur non essendo ex lege determinata dal mero scostamento del reddito dichiarato rispetto agli «standards» in sé considerati, nasce in esito al contraddittorio, da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente, il quale, in tale sede ha l'onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli standards.

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