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Clausole vessatorie a rischio bluff

del 28/01/2012
di: di Antonio Ciccia
Clausole vessatorie a rischio bluff
La tutela amministrativa contro le clausole vessatorie rischia di essere un bluff. Per dichiarare che una clausola è abusiva occorre l'accordo delle associazioni di categoria e quindi dei consumatori, ma anche delle aziende. È quanto prevede l'articolo 37-bis del codice del consumo, introdotto dall'articolo 5 del decreto 1/2012 (decreto sulle liberalizzazioni), che affida all'Autorità antitrust il potere di dichiarare vessatoria una clausola dei contratti tra professionisti e consumatori, conclusi mediante adesione a condizioni generali di contratto o con la sottoscrizione di moduli, modelli o formulari. Ma lo può fare solo previo accordo con le associazioni di categoria. Così testualmente l'articolo 5 citato. Vediamo, dunque, di illustrare la procedura per ottenere la tutela amministrativa contro le clausole vessatorie (nuovo articolo 37-bis del codice del consumo) .

La denuncia all'Autorità garante della concorrenza e del mercato può partire dai consumatori «interessati». Sembrerebbe che ci sia una restrizione quanto all'abilitazione a presentare la cosiddetta denuncia, ma in realtà lo stesso articolo 37-bis assegna all'Antitrust il potere di intervenire d'ufficio. E d'ufficio significa a prescindere da qualsiasi denuncia e con il solo presupposto di avere acquisito la notizia di una clausola abusiva inserita nei contratti seriali.

L'Antitrust, naturalmente, aprirà un'istruttoria. Sul punto l'articolo 37-bis si limita a tratteggiare la necessità di un preventivo accordo con le associazioni di categoria. La disposizione necessita di precisazioni in sede attuativa: vanno chiarite innanzitutto quali siano le associazioni di categoria titolate a discutere e poi a concludere l'accordo. In secondo luogo va chiarita la portata dell'accordo medesimo. Stando alla formulazione letterale deve trattarsi di un'intesa vera e propria, che l'Antitrust dovrà recepire quasi in funzione notarile. La norma dice, infatti, che l'autorità garante dichiara la vessatorietà delle clausole solo previo accordo. Anche su questo punto, e cioè su come si raggiunge l'accordo, le disposizioni attuative dovranno essere puntuali. Una interpretazione possibile e aderente alla lettera della norma porta a dire che se anche una sola associazione di categoria è in disaccordo, allora l'Antitrust non può dichiarare la vessatorietà della clausola. In effetti andrà chiarito nel caso di pluralità di associazioni coinvolte se vale il principio di maggioranza o se vige l'unanimità. Se il decreto viene interpretato nel senso di attribuire una sorta di diritto di veto alle associazioni di categoria, questo significherebbe di fatto abrogare la tutela amministrativa contro le clausole vessatorie, in quanto è chiaro che l'associazione di categoria rappresentativa dei professionisti coinvolti difficilmente presterà il proprio consenso. Un esito questo del tutto incompatibile con l'obiettivo della tutela del consumatore, che certamente è libero di agire in giudizio per far saltare il contratto a prescindere dal provvedimento dell'Antitrust, ma che sarebbe certamente facilitato nel contenzioso se potesse invocare il precedente della decisione dell'autorità garante.

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