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La giustizia roba per ricchi

del 26/01/2012
di: di Luigi Chiarello e Antonio Ciccia
La giustizia roba per ricchi
Da un lato il governo, con il decreto liberalizzazioni, istituisce il tribunale delle imprese e dirotta su di esso le class action e tutti i contenziosi tra aziende. Dall'altro, l'esecutivo quadruplica il contributo unificato che tutti i cittadini devono pagare per accedere alle sezioni del tribunale delle imprese. Rendendo così molto più costoso il ricorso alle aule giudiziarie. Un rincaro, che secondo le stime contenute nella relazione illustrativa al decreto legge liberalizzazioni, dovrebbe portare un extragettito nelle casse dello stato, pari a oltre 7,7 mln di euro. La moltiplicazione di oneri, riguarderà in particolare il secondo grado di giudizio, che passa da un gettito ordinario di 337.500 euro a uno stimato di 1.350.000 euro. Un boom di costi, evidentemente voluto per scoraggiare il più possibile la litigiosità in tribunale e dirottare la risoluzione delle controversie su binari alternativi. Come la conciliazione e l'arbitrato. E che trova riscontri nell'evidenza dei fatti. Due per tutti. Da giugno 2011 a oggi è il terzo rincaro deciso per il contributo unificato. E dal primo gennaio 2012, per effetto della legge di stabilità, anche le domande riconvenzionali sono soggette a pagamento del contributo unificato.

L'escalation. La manovra di luglio (dl 98/2011, art. 37, comma 7) ha introdotto un aumento generalizzato dei contributi unificati. Sono diventate soggette a contributo cause prima esenti, come le cause di lavoro (oltre una certa soglia di reddito) o le separazioni coniugali. Sempre questo decreto ha introdotto il contributo unificato per le liti tributarie e aumentato quelle per il contenzioso amministrativo. In particolare per un ricorso per gli appalti si pagano 4 mila euro. Lo stesso decreto ha disposto che il contributo viene aumentato della metà se l'avvocato dimentica di indicare sull'atto il proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio fax. O se non viene indicato il codice fiscale del cliente. La legge di stabilità (legge 183/2011), poi, come detto ha disposto un aumento dei contributi unificati per le impugnazioni: l'aumento è della metà per l'appello e del doppio per i ricorsi in Cassazione. Inoltre, viene previsto il versamento di un contributo per tutte le domande riconvenzionali, per gli atti di intervento e per le chiamate di terzo in causa. Ora, interviene in materia anche il decreto legge liberalizzazioni, che comparta le cause di competenza del tribunale delle imprese e le assoggetta a un contributo unificato quadruplicato rispetto agli importi modificati nel tempo, previsti dall'art. 13 del Testo unico delle spese di giustizia (dlgs 115/2002). Inoltre, il dl liberalizzazioni prevede che il contributo quadruplicato sia la base per il calcolo dell'aumento della metà in caso di appello e del doppio in caso di ricorso in cassazione. Insomma, a conti fatti, una causa davanti al tribunale delle imprese può costare un occhio della testa: chi comincia paga un contributo pari a quattro volte il valore normale. Se poi la controparte svolge una domanda riconvenzionale, a sua volta, dovrà pagare un contributo quadruplicato. Poi, in appello, il tutto viene calcolato al 150%, Per poi arrivare a pagare addirittura il doppio del quadrupli in cassazione. Insomma la manovra da un lato fa cassa per lo stato e dall'altro disincentiva il ricorso alla giustizia.

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