La norma contenuta nel decreto sulle liberalizzazioni sembra però offrire un'interpretazione innovativa sull'argomento. La tassazione di favore per i titoli di stato riguarda solo i titoli cash non i derivati come future o cds (credit default swap). Un esempio può chiarire meglio la nuova imposizione. Il future su titoli di stato può generare per i sottoscrittori un'entrata data dalla differenza fra i prezzi di acquisto e quelli di vendita. Se il secondo è superiore al primo si genera una plusvalenza che verrà tassata al 20% invece che al 12,50%.
Lo norma non si spinge nel dettaglio della minusvalenza ma è evidente che un'eventuale perdita farà maturare un credito di imposta che verrà compensato con l'eventuale successiva plusvalenza. Il credito potrà essere compensato nei quattro esercizi successivi.
La norma coinvolgerà non pochi operatori finanziari visto che in molti per esempio hanno deciso di acquistare titoli di stato all'apice della crisi del nostro debito, puntando sul miglioramento della fiducia verso l'Italia. I prezzi da saldo battuti dal Btp Future nel periodo che va dalla metà di novembre alla seconda settimana di dicembre hanno già fatto maturare delle cospicue plusvalenze. Per dare un'idea numerica di quanto possa essere il guadagno da negoziazione su questo genere di strumenti è sufficiente pensare che il Btp Future è stato acquistato a 87 il mese di novembre e ora potrebbe essere già venduto a 98, con un guadagno fra i due prezzi del 12,64%. Se a scadenza dei contratti il Btp future dovesse tornare a 100 il guadagno sarebbe del 20,4%. L'inasprimento fiscale su questo genere di guadagni è pari al 60%. La tassazione delle rendite finanziarie sul resto rimane inalterata. Interessi sui conti correnti, conti di deposito, dividendi sui titoli azionari, plusvalenze dalla negoziazione dei titoli, interessi sui titoli di stato solo per fare qualche esempio vanno tassati al 20%.
