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Decreto sulle liberalizzazioni, un atto gravissimo

del 24/01/2012
di: Marco Caiazzo
Decreto sulle liberalizzazioni, un atto gravissimo
«Il decreto sulle liberalizzazioni è gravissimo: l'intenzione del governo è quello di annientare le professioni e la loro indipendenza e metterle al servizio del capitale. Faremo decine di manifestazioni in tutta Italia: saremo in migliaia contro questo esecutivo che sta facendo infinitamente peggio di quanto fece Bersani da ministro». Maurizio De Tilla, presidente del Cup (Comitato unitario professioni) di Napoli usa toni aspri nel giudicare gli ultimi provvedimenti legislativi in occasione del Forum delle professioni che si è svolto presso il Cinema Med del capoluogo partenopeo. «Il governo è bugiardo quando attacca i professionisti», ha continuato De Tilla nel corso del forum moderato dal vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano. «Si dice che noi siamo la casta e i privilegiati quando invece è esattamente il contrario: colpire il comparto è fuori da ogni logica, perché l'abolizione delle tariffe danneggerà ancora una volta i più deboli».

Invece, come evidenziato da Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, «i professionisti sono stati i primi a lanciare l'allarme due anni fa, quando tutti credevano che il peggio fosse ormai alle spalle. Era chiaro, invece, che saremmo arrivati sull'orlo del baratro, con una spesa decisamente superiore alle entrate e la terza pressione fiscale più alta al mondo. La priorità, quindi, deve essere quella di ridurre la spesa, attuando una forte riforma della macchina statale».

«Oggi, però, lo Stato si sta allargando sempre di più, non facendo sforzi ma anzi attaccando il paese con le tasse e le liberalizzazioni. Non riteniamo che queste ultime siano un fattore, bensì un moltiplicatore di crescita, di conseguenza, senza crescita e senza una riduzione della pressione fiscale sono inutili».

Siciliotti è critico sull'abolizione delle tariffe. «Non è chiaro a cosa possa servire: è come togliere i prezzi dalle vetrine dei negozi e dare il via a vergognose trattative. E ancora, perché non fare più controllare alle professioni la formazione continua?». Importanti, quindi, manifestazioni come quelle di Milano e di Napoli, in cui «dare vita a una operazione di verità sulla manovra del governo e sulle liberalizzazioni. A questo punto, lanciando una provocazione, direi che il passo successivo è entrare in politica: dopo un governo dei professori, perché non dare vita a uno dei professionisti?».

Una battaglia, quella condotta dal comparto, «che non facciamo in nome delle professioni, ma di tutti i cittadini», sottolinea Francesco Caia, numero uno dell'Ordine degli avvocati di Napoli. «Non vogliamo più essere la parte passiva, ma la nostra intenzione è quella di contribuire a scrivere le regole di un Paese che sia finalmente forte e moderno. La nostra è una battaglia non di una casta, ma di oltre due milioni di professionisti che vogliono portare avanti una nuova concezione della categoria. Non possiamo consentire che l'Italia diventi uno Stato della dittatura dell'economia».

Secondo Bruno Zuccarelli, presidente dell'Ordine dei medici, le «liberalizzazioni non sono una parola magica, tutt'altro. L'abolizione delle tariffe minime ci ha già coinvolto, e la conseguenza è stata che oggi i siti internet offrono a prezzi ridicoli visite fondamentali per la salute dei cittadini. Dopo quattro mesi l'Authority non è ancora intervenuta nonostante le segnalazioni. E non mi sembra, ad esempio, che vada meglio con le polizze assicurative per le automobili. Siamo stati e ancora siamo autocritici, il nostro dovere è permettere ai giovani più bravi di operare nel loro territorio. È anche vero che le tutele per i professionisti sono quasi nulle».

A soffermarsi sui problemi del precariato per i professionisti sono stati i vertici dell'Ordine dei giornalisti della Campania. Secondo Ottavio Lucarelli e Domenico Falco, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'Ordine, «il mondo del giornalismo, purtroppo, conosce molto bene le difficoltà del precariato, con tanti colleghi che vedono il loro lavoro scarsamente remunerato. La categoria è al lavoro da tempo per cercare di risolvere queste difficoltà».

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