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I professionisti non sono una lobby

del 24/01/2012
di: di Vittorio Marotta
I professionisti non sono una lobby
I professionisti non sono una lobby, ma vivono nel precariato e sono vittime di una crisi sistemica che coinvolge il capitalismo. È quanto emerso dal Forum delle professioni, la manifestazione organizzata dall'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli in collaborazione con il Cup - Comitato unitario delle professioni, che si è tenuta ieri presso il Cinema Med del capoluogo partenopeo. Sala affollata ben oltre la capienza, con più di mille professionisti presenti per discutere delle proposte di riforma e delle tematiche di maggiore attualità per il comparto. Pronto anche un disegno di legge sull'abuso di dipendenza economica, illustrato da Achille Coppola, numero uno dei commercialisti napoletani. «Una visione unitaria è fondamentale al fine di avere nuove prospettive, perché le professioni faticano a viaggiare su un binario comune. Il comparto conta oltre due milioni di lavoratori e deve esprimere posizioni comuni su temi di maggiore rilevanza economica».

Gli ordini professionali sono stati di fatto schiacciati dalla tumultuosa crescita degli iscritti, che sono più che raddoppiati nell'ultimo ventennio. Questo abnorme fenomeno ha evidenziato il blocco del mercato dipendente e il conseguente rifugio di centinaia di migliaia di giovani negli albi professionali: «All'incremento incontrollato dell'offerta di prestazioni», ha continuato Coppola, «non è corrisposto un aumento della domanda, e ciò ha determinato un abbattimento del prezzo. Tantissimi giovani rappresentano oggi la frontiera più avanzata della precarietà nel mondo del lavoro per la carenza assoluta di tutela: lavorano mediamente dieci ore al giorno, corrono rischi elevati per possibili sanzioni civili e penali e non hanno sistemi stabili di protezione in caso di mancata produzione del reddito».

«La stragrande maggioranza dei professionisti», ha ricordato il numero uno dei commercialisti partenopei, «non riesce a raggiungere un reddito decoroso, che ripaghi almeno dello sforzo effettuato negli studi e nel superamento dell'esame di abilitazione. Nel Centro-Sud Italia il reddito medio dei professionisti si aggira intorno al range dei 25-30mila euro prima delle imposte; ciò significa che la maggioranza dei professionisti giovani o di sesso femminile ha un reddito che va ben al di sotto di tale forchetta».

«La dipendenza economica», ha evidenziato Vincenzo Moretta, consigliere segretario Odcec Napoli, «rappresenta la situazione in cui il cliente è in grado di determinare, nei rapporti con il professionista, un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi, ovvero una rilevante sproporzione tra prestazione fornita dal professionista e controprestazione anche economica del cliente. La dipendenza economica è valutata tenendo conto anche della reale possibilità, per la parte che abbia subito l'abuso, di reperire sul mercato alternative sufficienti». L'abuso può anche consistere nella imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, o nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto.

«Il nostro disegno di legge prevede il gravame della nullità dei contratti dove il professionista è sfruttato ed abusato con conseguente riqualifica economica da parte dei magistrati e una severa sanzione penale per i soggetti, pubblici e privati, che commettono questo odioso reato. I comportamenti sperequati nei confronti dei lavoratori sono, infatti, da sempre oggetto di tutela, sia in sede civile che penale».

«Il Forum delle professioni», ha ribadito Moretta, «ha rappresentato una giornata di grandi riflessioni, con un messaggio lanciato a tutta l'Italia in cui si dice basta ai soprusi, agli attacchi, agli insulti. Le professioni costituiscono un volano per lo sviluppo del Paese: tante categorie si sono riunite per trovare una visione comune».

«La crisi economica sta abbattendo i redditi reali e nominali dei liberi professionisti in maniera incisiva. Non solo una battuta d'arresto ma una concreta inversione del trend che ha caratterizzato i livelli di crescita demografica e reddituale degli iscritti agli albi degli ultimi 20 anni», ha ricordato il vicepresidente dell'Ordine dei dottori commercialisti Bruno Miele. «Più colpiti i giovani, più il Sud del Nord e più le donne degli uomini. È da rilevare, poi, che proprio i professionisti hanno salutato con favore l'introduzione dell'equo compenso al praticante; in tal senso il decreto liberalizzazioni, con la prevista eliminazione dell'indennizzo, va ulteriormente a sfavore dei giovani professionisti».

«Secondo il primo rapporto sulle casse di previdenza private, l'aumento dei redditi nominali raggiunge il picco nel 2007, registrando un aumento di circa l'8% rispetto al 2005. Negli anni successivi si registra una graduale diminuzione dei redditi medi a un tasso dell'1,5%. La contrazione dei redditi è continuata anche nel 2010, registrando un calo del 2,9% rispetto al 2009».

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