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Bot alle imprese, uno spiraglio

del 21/01/2012
di: di Andrea Mascolini
Bot alle imprese, uno spiraglio
La possibilità il pagamento in Bot dei crediti vantati dalle imprese potrebbe divenire presto realtà. «Non se n'è parlato in Consiglio dei ministri ma è una questione che ha la nostra massima attenzione, ci stiamo lavorando perché dobbiamo rispettare i vincoli di bilancio, ma dobbiamo anche fare qualcosa», ha detto ieri il ministro dello Sviluppo Corrado Passera a chi gli chiedeva dell'ipotesi di pagare i crediti delle imprese con titoli di Stato. Concetto poi ribadito in tv dal premier Mario Monti. La bozza entrata all'esame del Cdm prevedeva una prima risposta al tema dei ritardati pagamenti dei crediti vantati dalle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni (in complesso si tratta di circa 60 miliardi). Un'ipotesi che resta ancora in piedi, tanto che il governo avrebbe deciso di aprire un tavolo di concertazione. Nella bozza sono previste anche norme che fissano a 60 giorni il termine massimo di pagamento per le amministrazioni e che riducono gli interessi di mora rispetto alla previsione attuale; per le subforniture aumenta di un punto l'interesse di mora. La norma in questione (articolo 63) si muove in una duplice ottica, di recepimento di alcune indicazioni della direttiva 2011/7/Ue e di introduzione di misure per la tempestività dei pagamenti delle amministrazioni statali. Non si tratta quindi di interventi che riguardano tutte le amministrazioni pubbliche, ma soltanto le amministrazioni statali (quindi non gli enti locali, le regioni, le province, ecc.).

Fra le modifiche al decreto legislativo 231/02 merita di essere segnalata quella che prevede che se una delle controparti della transazione è una pubblica amministrazione, il termine di pagamento è di 30 giorni, salve diverse pattuizioni stabilite per scritto e che siano oggettivamente giustificate dalla natura particolare del contratto o da alcune caratteristiche; in questo caso non si potrà, però, andare oltre i 60 giorni. Sono invece portati da 30 a 60 giorni i termini di decorrenza degli interessi se si tratta di amministrazioni che svolgono attività economiche di natura industriale o commerciale sul mercato, nonché per gli enti pubblici che offrono prestazioni sanitarie.

Una novità non da poco è rappresentata dalla sostituzione dell'attuale articolo 5 con una nuova norma che riduce il tasso di mora (oggi quantificato nel «saggio d'interesse del principale strumento di rifinanziamento della Banca centrale europea applicato alla sua più recente operazione di rifinanziamento principale effettuata il primo giorno di calendario del semestre in questione, maggiorato di sette punti percentuali») con il ben più basso interesse legale di mora, salva diversa pattuizione di un interesse convenzionale di mora, nei rapporti fra imprese. Il tasso sarà quello del primo gennaio di ogni anno, per il primo semestre e quello del primo luglio per il secondo semestre. Si inserisce anche una norma che definisce ex lege iniqua ogni clausola contrattuale che escluda l'applicazione degli interessi di mora e che esclusa il risarcimento per i costi di recupero. Per i rapporti di subfornitura disciplinati dalla legge 192 del 1998 si prevede che la maggiorazione degli interessi corrispondenti al tasso ufficiale di sconto non sia più di sette punti ma di otto punti quando non sia stato rispettato il termine di pagamento, salva la pattuizione tra le parti di interessi moratori in misura superiore e salva anche la prova del danno ulteriore.

Il decreto legge prevede, per garantire la tempestività dei pagamenti delle amministrazioni statali, in via sperimentale per il triennio 2012-2014, che il dirigente responsabile della gestione delle risorse predisponga un piano finanziario in cui sia esplicitato cosa e quanto pagare ogni mese, tenendo conto di quando sono state assunte le obbligazioni. Si stabilisce anche che le somme stanziate relative ad autorizzazioni di spesa pluriennali del bilancio dello stato, se non impegnate alla chiusura dell'esercizio costituiscano economie di bilancio e reimpegnate nei tre anni successivi prima di essere de finanziate definitivamente. Per accelerare i pagamenti di crediti di transazioni commerciali per acquisto di forniture e servizi, certi, liquidi ed esigibili che corrispondano a residui passivi del bilancio statale si prevede l'integrazione dei fondi speciali per i residui passivi di 3 miliardi per il 2012. Per coprire questi tre miliardi, però, si dovrebbe attingere al fondo della Agenzia delle entrate (capitolo 1778) che è quello dal quale si attinge per i rimborsi e le compensazioni dei crediti di imposta. Ma ancora ieri sera il governo stava verificando questa ipotesi. Per gli stessi crediti, maturati al 31 dicembre del 2011, i creditori potranno richiedere che siano estinti, in luogo del pagamento con i tre miliardi destinati per il 2012 ai residui passivi, con l'assegnazione di titoli di Stato fino al limite di due miliardi. Un altro miliardo viene destinato al pagamento dei crediti per «consumi intermedi» maturati verso i ministeri, sempre con il meccanismo della contemporanea riduzione del fondo per i rimborsi e le compensazione dei crediti di imposta.

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