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Professionisti d'accordo. Anzi no

del 21/01/2012
di: di Simona D'Alessio
Professionisti d'accordo. Anzi no
Dalle professioni reazioni diverse sul decreto liberalizzazioni. È tutto sommato un giudizio positivo quello del Cup. Più critico invece quello di Confprofessioni. Annunciano guerra, invece, gli avvocati (si veda box). Intanto professionisti a raccolta oggi a Milano (si veda altro box).

Il Cup. «È corretto che nel decreto sulle liberalizzazioni rimanga un riferimento tariffario, poiché si stabilisce che il compenso deve essere preventivamente comunicato al cliente, il quale può scegliere se accettare, o meno la prestazione professionale. Ed è apprezzabile che parte del praticantato debba essere svolto nelle università, un argomento che sosteniamo da tempo». Marina Calderone, presidente del Cup, Comitato unitario delle professioni, in serata sfoglia il provvedimento fresco di approvazione da parte del consiglio dei ministri, e dà qualche giudizio sulle misure governative, restando in attesa di ulteriori chiarimenti. Innanzitutto, dichiara a ItaliaOggi, «mi fa piacere avere ascoltato in conferenza stampa il ministro della giustizia Paola Severino soffermarsi sulla questione delle tariffe, ribadendo che se ne è tanto discusso, ma il capitolo è stato già abbondantemente affrontato, e le tariffe sono state ormai abolite», tuttavia «laddove si legge che l'entità della parcella deve essere resa nota al committente, e che viene definita sulla base delle tariffe definite dal ministero vigilante, se ne desume che resta, quindi, un riferimento tariffario, e ritengo sia una decisione corretta». Soprattutto, osserva, è positivo che la clientela conosca la complessità dell'incarico che sta affidando ad un professionista e che, di conseguenza, possa contare su un preventivo serio, evitando così «una guerra al ribasso a tutti i costi».

Altro passaggio su cui si sofferma Calderone è quello delle società semplificate per gli under 35, con un capitale sociale di un euro: «Dove ci sono incentivi per favorire la creazione di nuove attività giovanili non siamo affatto contrari, mi limito però ad evidenziare che si tratta di un tema, quello delle società fra professionisti, già oggetto di un confronto con il governo, nelle prossime settimane». E, sempre a proposito delle nuove generazioni, l'obbligo di svolgere sei mesi del tirocinio direttamente all'università rappresenta, aggiunge Calderone, l'esplicitazione di «quanto scritto nella manovra di agosto. Una buona cosa».

Confprofessioni. Toni più accesi da parte di Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, secondo cui l'esecutivo ha dei «pregiudizi», ha scelto di «colpire prevalentemente le realtà regolamentate, insistendo su quelle che l'opinione pubblica individua come caste: notai e farmacisti». «Da un lato si vuole liberalizzare, dall'altro si regimentano dei percorsi nella definizione dei compensi, creando sfiducia nei confronti del professionisti» spiega, sottolineando che «può andare bene che i praticanti effettuino una parte dell'iter negli atenei, ma è fondamentale che facciano attività di studio, che cioè si confrontino direttamente con le caratteristiche della professione che hanno scelto». Pollice verso, infine, sulla società semplificata per i giovani: una formula che, conclude Stella, «non vedo favorevolmente, non credo possa portare ad alcun vantaggio immediato. Il rischio è che sia soltanto uno spot».

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