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Liberalizzazioni, no grazie

del 20/01/2012
di: di Francesco Longobardi presidente nazionale Ancl-s.u.
Liberalizzazioni, no grazie
Non c'è tanto da stare tranquilli con l'aria che tira, il rischio vero è quello di cadere in una rete di provvedimenti generalizzati, probabilmente di facciata, che nulla hanno a che fare con la realtà della nostra categoria e che poi si tradurranno sostanzialmente in minori garanzie per il cittadino e per il consumatore, realizzando esattamente l'obiettivo opposto a quello cui tendono gli indirizzi europei. Non mi permetto di contestare la politica europea né tanto quella del nostro governo attuale: ma mi limito ad alcune osservazioni che, forse, possono tranquillizzarci. Al momento in cui si scrive questo intervento, non sono ancora chiari i termini e le modalità che il governo intende introdurre per la rimacinata liberalizzazione delle professioni: c'è comunque affermato il principio generale per il quale si intendono rimuovere gli ostacoli di accesso e gli ostacoli all'esercizio delle professioni. Orbene: i consulenti del lavoro non hanno limitazioni d'accesso in rapporto alla estensione territoriale, non hanno limitazioni per numero di abitanti, né limitazioni di alcun grado. Anzi, in più occasioni, sono costantemente promosse iniziative di avvicinamento dei giovani alla professione di consulente del lavoro. L'Ancl in particolare – anche in collaborazione con i Consigli Provinciali Ordini – si rende parte attiva nella attivazione di corsi di preparazione alle sessioni di abilitazione allo svolgimento della professione, che, significa promozione della preparazione pre-professionale al fine del superamento dell'esame di stato che, tradotto, significa incremento dei soggetti abilitati. I consulenti del lavoro non pongono quindi restrizione alcuna allo svolgimento della professione: si è sempre stati dell'idea che è necessaria una grande promozione della nostra professione, fermo restando poi l'esito che il mercato saprà corrispondere ad ogni singolo professionista abilitato, per sua abilità, professionalità, preparazione e affidabilità. È evidente, allora, che l'onda liberalizzatrice attualmente in essere, andrà a riguardare tutte quelle organizzazioni ordinistiche che sono strutturate con forme di limitazioni e sbarramenti all'accesso. Probabilmente ciò non ci riguarda e non ci riguarderà: staremo a vedere, ma non solo. In questo ultimo periodo l'Ancl è particolarmente vigile sui tempi dettati dalla recente manovra già vigente in ordine alla scadenza di agosto prossimo per l'adeguamento dell'ordinamento. Si è certi che le richieste di allineamento alla nuova normativa, siano centrate anche con anticipo rispetto ai temi dettati: esempio ulteriore della volontà della nostra categoria di non sottrarsi a processi di riforma, anzi di coglierli e realizzarli nel breve. Ma ancora oggi, in termini di progetti di liberalizzazioni, si legge l'ennesima corbelleria che davvero lascia cadere le braccia, ritenendo che chi la scrive sia lontanissimo dal sistema ordinistico. Si legge cioè – tra l'altro – (tra le proposte dell'Antitrust a governo e parlamento di alcune misure possibili per fare ripartire al più presto la crescita economica, dello scorso 5 gennaio – testo integrale disponibile sul nostro sito www.anclsu.com) in materia di professioni «che gli Ordini vanno riformati, garantendo che la funzione disciplinare sia svolta da organismi che garantiscano un ruolo terzo». Tutta qua la riforma delle professioni? La terzietà dell'organo giudicante nei procedimenti disciplinari diventa essenza del funzionamento degli Ordini? Semplicemente deprimente. Come altrettanto deprimente è l'affermazione contenuta nel medesimo documento secondo la quale «per tutti gli Ordini va infine abrogata la norma che prevede il controllo, da parte degli Ordini stessi, sulla trasparenza e veridicità dei messaggi pubblicitari veicolati dai professionisti».Ecco come si ritiene che per liberalizzazioni si intenda il Far west. Chi meglio dell'Ordine professionale può esprimersi per giudicare la correttezza di un messaggio pubblicitario nei confronti dell'utente e del consumatore, valutando l'organizzazione, la formazione continua del professionista, l'eventuale specializzazione, l'immunità da provvedimenti disciplinari, la continuità dell'iscrizione all'ordine, l'assenza di contenziosi deontologici? La ragione ha una sua forza genetica, e per questo nessun confronto con il potere legislativo ci intimidisce. In questa situazione che non ha eguali storici nel sistema degli ordinamenti professionali, c'è anche chi si diverte – molto marginalmente e ormai in solitudine - a cincischiare sulla commistione tra attività dell'Ordine e funzione del sindacato, non comprendendo un altrettanto principio elementare, semplice, minimo, e rudimentale che dinanzi a tali eventi ogni azione, singola, concordata, comune, coesa, non solo è ben accetta ma è necessaria e indispensabile. Non posso non sottolineare come la base della Categoria si è dimostrata ricca di idee e foriera di suggerimenti. Tanti sono gli spunti che costantemente arrivano dai singoli consulenti, dalle Unioni provinciali e dai Consigli regionali. Tutte le proposte, in quanto evidentemente qualificate dall'esperienza quotidiana della nostra professione, vengono prese in considerazione dall'Ufficio di presidenza Ancl. Elenchi pubblici per le aziende che hanno usufruito di contributi pubblici, elenchi pubblici di aziende che richiedono il ricorso alla cigs ma poi spostano la produzione all'estero, il rientro dell'attività di patronato nel processo di liberalizzazione, lo studio e l'analisi sull'attività delle Authority e dell'Antitrust: questi sono solo alcuni dei punti che sono giunti all'Ufficio di presidenza a inizio 2012 e che interesseranno specifici approfondimenti nell'immediato futuro.

La base del sindacato e la sua rinnovata forza propositiva hanno stimolato in passato, e stimolano ancora oggi, la ritrovata condivisione. La nostra categoria ha avuto bisogno di ritrovata condivisione per farsi valere nelle sedi istituzionali: i risultati sin'ora conseguiti ne sono la dimostrazione. L'attuale Presidenza Ancl, il Consiglio nazionale dell'Ordine non si sono mai dichiarati contrari a riforme della professione, anzi tutto il contrario. L'unica condizione è sempre stata quella di addivenire ad una riforma seria e condivisa, non calata dall'alto come appariva essere in origine, ma che anzi ponesse il professionista al centro di una attività intellettuale allineata con l'Europa e interprete delle peculiarità del nostro sistema interno.

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