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Vecchie regole per l'auto aziendale

del 20/01/2012
di: di Duilio Liburdi
Vecchie regole per l'auto aziendale
Nessuna modifica per la tassazione dei redditi in capo ai dipendenti e agli amministratori che utilizzano gli automezzi aziendali: saranno applicabili, in questo caso, le norme conosciute del Testo unico delle imposte sui redditi nell'ambito della disciplina del reddito di lavoro dipendente. Solo nei confronti del socio che non è amministratore o dipendente risulteranno applicabili le nuove disposizioni introdotte con la legge n. 148 del 2011. Sono queste le conclusioni alle quali appare possibile giungere in relazione alle indicazioni fornite dall'Agenzia delle entrate in occasione del Videoforum organizzato da ItaliaOggi-Ipsoa lo scorso 18 gennaio concernenti le nuove regole previste in materia di assegnazione dei beni in godimento ai soci.

La tassazione in capo alla persona fisica. La norma prevede che il bene di impresa in godimento ai soci generi un reddito diverso pari alla differenza tra il valore normale del bene stesso e quanto corrisposto dal socio. La problematica che si era posta, una volta analizzato il tenore letterale della disposizione normativa era comprendere se tale nuova regola andasse a superare le disposizioni già conosciute all'interno del Testo unico delle imposte sui redditi in materia di fringe benefit. Tale ipotesi si verifica quando un bene aziendale viene concesso in uso promiscuo al dipendente ovvero all'amministratore e, in questo caso, l'articolo 51 del Tuir prevede una ferrettizzazione del reddito imponibile nel caso in cui il bene in uso promiscuo sia un automezzo casistica che appare senz'altro la più frequente.

Le indicazioni dell'Agenzia delle entrate. In occasione del Videoforum l'amministrazione finanziaria ha avuto modo di confermare che, laddove esistano già delle disposizioni normative che prevedono un regime di tassazione specifico con riferimento ai beni di impresa utilizzati dai soci, questo regime continua a essere applicabile. Conseguentemente, laddove sia attribuita un auto in uso promiscuo al dipendente ovvero all'amministratore, continuerà a trovare applicazione il meccanismo impositivo di cui all'articolo 51 con conseguente tassazione per un importo pari al 30% di 15 mila chilometri.

L'applicabilità della nuova previsione. Come diretta conseguenza, dunque, appare possibile sostenere che le nuove regole introdotte dalla manovra estiva si rendano applicabili unicamente nei confronti delle persone fisiche che rivestono, all'interno della società, unicamente la figura di socio. In questo caso, a partire dal periodo di imposta 2012, si renderà necessario assoggettare a tassazione Irpef un importo come reddito diverso pari alla differenza tra valore normale del bene e quanto corrisposto dal socio. In effetti, e questa indicazione può essere utilizzata anche in relazione alle posizioni del dipendente e dell'amministratore, un ruolo importante può essere rivestito dal meccanismo del riaddebito per l'utilizzo del bene. Di fatto, con tale meccanismo, l'utilizzatore remunera la parte di utilizzo del bene che attiene alla sfera personale diminuendo, nel contempo, la base imponibile Irpef. Sulla fattispecie relativa ai riaddebiti, peraltro, appare interessante andare a rivedere quanto precisato dall'amministrazione finanziaria nelle circolari n. 1 e 11 del 2007 nelle quali l'Agenzia aveva affermato come il riaddebito rappresenta un elemento positivo di reddito da assoggettare a tassazione a fronte del quale, però, deve essere correlato un componente negativo sino a concorrenza del riaddebito stesso. Per l'eccedenza, invece, trovano applicazione le normali regole in materia di deducibilità dei costi auto.

Le conseguenze sulle imprese. Dal tenore letterale della risposta fornita dall'amministrazione finanziaria, apparirebbero confermate anche le disposizioni in materia di deducibilità dei costi auto contenute nell'articolo 164 del testo unico delle imposte sui redditi. In altri termini, la norma che disciplina la completa indeducibilità dei costi in caso di assegnazione in godimento ai soci di beni dell'impresa, potrebbe di fatto non produrre effetti pratici in quanto, si deve ritenere che la presunzione di utilizzo, seppure parziale nell'ambito del reddito di impresa possa consentire comunque la deduzione di una parte dei costi in questione. Proprio con riferimento agli automezzi, dunque, dovrebbe essere conservata la disciplina prevista dall'articolo 164 del Tuir in base alla quale a fronte della concessione in uso promiscuo di un auto al dipendente, il costo in questione è deducibile per il 90%. Il meccanismo di completa indeducibilità dovrebbe dunque scattare in caso di attribuzione al solo uso personale del bene di impresa, fattispecie peraltro che già in precedenza avrebbe dovuto comportare tale conseguenza in virtù dell'assenza di inerenza del costo del bene rispetto allo svolgimento della attività di impresa. Pertanto, la vera novità rappresentata dalla norma introdotta con la legge n. 148 del 2011 appare essere la tassazione in capo al socio che non riveste la figura né di amministratore né di dipendente di una quota di reddito corrispondente all'utilizzo del bene formalmente di impresa e riferibile alla sfera personale.

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