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Illegittima l'ispezione nei locali dati in comodato a un parente

del 20/01/2012
di: di Debora Alberici
Illegittima l'ispezione nei locali dati in comodato a un parente
Ai fini dell'accertamento è illegittima l'ispezione presso l'abitazione dell'amministratore della società se non sussistono gravi indizi di evasione. A maggior ragione in locali dati in comodato a un parente.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 631 depositata lo scorso 18 gennaio, ha respinto il ricorso presentato dell'Agenzia delle entrate.

Insomma la sezione tributaria ha dato ragione all'amministratore di una piccola azienda veronese che si era visto «piombare» in casa la Guardia di finanza. Anzi, per la precisione, gli agenti si erano presentati nell'abitazione della nonna che viveva sullo stesso pianerottolo.

Un comportamento, questo, che, secondo la difesa avrebbe invalidato il successivo accertamento fondato su una procedura viziata a monte. In particolare l'avvocato aveva sostenuto che non sussistevano i gravi indizi di evasione fiscale richiesti per l'autorizzazione prevista dall'articolo 52 del dpr 633 del 1972 e soprattutto l'intrusione nei locali dati in comodato gratuito alla nonna era illegittimo.

La tesi del contribuente, ripetuta poi nel ricorso alla Suprema corte di cassazione, è stata accolta con favore dalla ctp e dalla ctr, sezione distaccata di Verona. Ora Piazza Cavour, contrariamente a quelle che erano state le richieste della Procura, ha reso definitivo il verdetto, respingendo il gravame presentato dall'Agenzia delle entrate.

Ad avviso degli Ermellini, «in siffatta materia non può venire in questione la problematica del riparto dell'onere probatorio, vertendosi invece sul piano dei vizi cosiddetti formali dell'atto impugnato, categoria nella quale va ascritto anche il vizio di invalidità del provvedimento autorizzativo, emesso dal pm, ai sensi dell'art. 52 comma 2 del dpr n. 633/72, in difetto di gravi indizi di violazione di norme tributarie, in quanto volto a inficiare l'atto presupposto della verifica e dunque a interrompere il necessario collegamento funzionale con l'atto terminale del procedimento impositivo, e che viene pertanto a configurarsi come vizio di invalidità del procedimento amministrativo idoneo a determinare l'annullamento per illegittimità derivata dell'atto consequenziale impugnato».

Da notare come la questione di diritto non sia affatto pacifica. La Procura generale di piazza Cavour ha infatti chiesto al Collegio di legittimità di accogliere il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

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