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Successioni con correzione

del 14/01/2012
di: di Fabrizio G. Poggiani
Successioni con correzione
Il contribuente può procedere alle correzioni di errori presenti nella dichiarazione di successione anche dopo il termine prescritto, ma prima che sia raggiunto dall'avviso di rettifica e liquidazione e, comunque, non oltre i due anni dal pagamento dell'imposta principale.

Questo il principio affermato dall'Agenzia delle entrate che, con la risoluzione n. 8/E di ieri, è intervenuta sulla possibile correzione della dichiarazione di successione, di cui all'art. 31, dlgs n. 346/1990. L'articolo appena indicato è stato modificato e nella stesura attuale prevede che «… la dichiarazione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione …»; il termine fissato in precedenza era di sei mesi.

L'istante, in vigenza del precedente termine, ha evidenziato che nella denuncia di successione presentata da un procuratore per suo conto erano stati indicati dei valori dei cespiti ereditati in misura di gran lunga superiore rispetto al valore effettivo e si è posto il problema sulla possibilità di presentare una nuova dichiarazione modificativa, con indicazione dei valori inferiori.

L'Agenzia delle entrate precisa, inizialmente, che il comma 3, dell'art. 31 citato prevede la possibilità di modificare la dichiarazione già presentata, purché l'operazione avvenga entro la scadenza del termine naturale di presentazione; infatti, detto comma dispone che «… fino alla scadenza del termine la dichiarazione della successione può essere modificata con l'osservanza delle disposizioni degli artt. 28, 29 e 30 …».

Inoltre, l'agenzia evidenzia di essere già intervenuta sul tema con un precedente documento di prassi (risoluzione 101/E/1999), riconoscendo la possibilità di procedere alla rettifica della dichiarazione oltre il termine ma «… nei soli casi di errori materiali o di calcolo …», sulla base di un anteriore indirizzo giurisprudenziale (Cassazione, sentenza n. 946/1996). Con successivi interventi, però, la giurisprudenza di legittimità (Cassazione – Sezioni Unite – n. 14088/2004) ha rilevato la specificità della dichiarazione di successione, rispetto alle altre dichiarazioni di natura tributaria, e l'assenza di disposizioni, nel testo unico di riferimento, riferibili alla presenza di errori del contribuente, introducendo il principio di emendabilità e di ritrattabilità della dichiarazione in commento, in presenza di qualsiasi errore, in aumento o in diminuzione.

Di conseguenza, con il documento di prassi in commento, le Entrate ritengono superate le indicazioni fornite con il precedente chiarimento e precisano che i contribuenti possono legittimamente correggere gli errori di ogni tipo presenti nella dichiarazione di successione presentata, anche materiali e di calcolo.

Tali correzioni, però, devono essere eseguite prima che al contribuente sia notificato l'avviso di rettifica e liquidazione della maggiore imposta e, comunque, prima del decorso del termine di due anni dal pagamento dell'imposta principale, di cui al comma 3, dell'art. 27, dlgs n. 346/1990.

Sul punto, infatti, l'Agenzia delle entrate conclude precisando, nel rispetto dell'indirizzo giurisprudenziale rafforzato, che «… la dichiarazione rettificativa dei valori dichiarati deve essere presentata entro il termine previsto per l'accertamento dell'obbligazione tributaria, e cioè prima della notifica dell'avviso di rettifica e di liquidazione della maggiore imposta ovvero, in mancanza della notifica dello stesso, entro il termine previsto per la sua notificazione …».

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