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Reato gonfiare schede carburante

del 14/01/2012
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Reato gonfiare schede carburante
Commette il reato di dichiarazione fraudolenta l'imprenditore che gonfia le schede carburante del parco auto dichiarando un costo maggiore rispetto a quello effettivo. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 912 del 13/1/2012, ha reso definitiva la condanna di un 49enne di Reggio Calabria che aveva dichiarato nella scheda carburante delle auto aziendali un consumo di 1,73 chilometri per litro di gasolio mentre la casa costruttrice aveva dichiarato un consumo di 15 chilometri per litro di gasolio. Ma non basta. Il fatto che le schede carburante fossero false era evidente anche perché i consumi erano stati indicati in giorni in cui il distributore era chiuso e non aveva un self service. Per questi fatti era scattata la condanna per dichiarazione fraudolenta. La pronuncia del tribunale calabrese era stata confermata anche dalla Corte d'appello. Contro la doppia conforme l'imprenditore ha presentato ricorso al Palazzaccio denunciando la violazione dell'articolo 2 del dlgs del dlgs 74 del 2000 rilevando che la Corte territoriale non avrebbe fornito una risposta adeguata alle deduzioni difensive in ordine alla circostanza che le operazioni relative alla documentazione fiscale raccolta dalla Guardia di finanza fossero comunque esistenti, «mentre l'affermazione della loro inesistenza era frutto di mere presunzioni da parte del personale della polizia tributaria che aveva proceduto alla verifica». Piazza Cavour ha respinto la tesi sottolineando che la condotta del manager è stata paragonata a quella che si tiene in caso di uso di fatture false. È stato quindi applicato l'articolo 2 del dlgs 74 del 2000 che punisce per dichiarazione fraudolenta (da un anno e sei mesi a sei anni di reclusione) il contribuente che evade le imposte avvalendosi di fatture fatte a fronte di operazioni inesistenti. Dunque la terza sezione penale ha chiarito che «ad avviso dei giudici del gravame gli accertamenti avevano permesso di constatare che gran parte della documentazione utilizzata per giustificare l'esistenza di costi portati in deduzione e relativi ad acquisto di carburanti era risultata falsa». In particolare, specificava la Corte territoriale, nelle «schede carburante» non risultavano riportati i chilometri percorsi con la vettura del ricorrente, ostacolando ogni possibile verifica; l'esame documentale attestava la percorrenza di 1,73 chilometri per litro di gasolio, mentre il consumo medio dichiarato dalla casa costruttrice della vettura era di 15,60 chilometri per litro. Si tratta, come emerge chiaramente, di dati incontrovertibili che i giudici del gravame hanno correttamente valutato anche con riferimento alla qualificazione giuridica del fatto, certamente inquadrabile nell'ipotesi di cui all'articolo 2 div. 74/2000, «stante l'oggettiva e accertata inesistenza delle operazioni documentate e non anche nella residuale ipotesi di cui all'articolo 3, applicabile fuori dei casi previsti dal menzionato articolo 2».

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