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Fatture inesistenti, sequestro anche per evasione dell'Ires

del 14/01/2012
di: Debora Alberici
Fatture inesistenti, sequestro anche per evasione dell'Ires
In caso di fatture soggettivamente inesistenti all'imprenditore possono essere sequestrate somme corrispondenti, oltreché all'evasione Iva, anche quelle corrispondenti all'evasione Ires. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 647 del 12 gennaio 2012, ha affermato un nuovo principio per cui «in fase cautelare qualora si sia in presenza di contestazione relativa a fatture soggettivamente inesistenti non è possibile escludere la sussistenza del fumus della dichiarazione infedele anche in tema di imposte dirette».

La vicenda riguarda il titolare di una srl sospettato di aver emesso fatture per operazioni esistenti ma nei confronti di una società cartiera. Quindi era scattato il sequestro di 1,8 milioni di euro sulla considerazione che l'uomo aveva evaso tanto l'Iva quanto l'Ires. Lui ha impugnato il provvedimento di fronte alla Suprema corte sostenendo che la dichiarazione fraudolenta della quale era sospettato (a maggior ragione perché le fatture erano solo soggettivamente inesistenti) non poteva riguardare anche l'imposta sui redditi. Ma la Cassazione ha dato risposta negativa al quesito, spiegando che «per quanto concerne la sussistenza del «fumus» del reato ex art.2, citato, con riferimento alla dichiarazione delle imposte dirette, l'unico dato certo, perché non contestato dal ricorrente stesso, è che le fatture in esame indicavano un emittente non diverso da quello che avrebbe dovuto emettere i documenti in relazione alle prestazioni effettive; si tratta, dunque, di documenti privi del valore di attestazione che l'ordinamento riconosce alle fatture regolari, tanto che non possono trovare valido ingresso nella contabilità a fini I.v.a.». Inoltre, una volta che si riconosca la falsità ideologica delle fatture. ancorché la falsità sia limitata al solo aspetto del soggetto emittente o ricevente, deve escludersi che esse possano offrire valida attestazione circa l'entità delle operazioni e degli importi dichiarati e possano così costituire riferimento certo in ordine agli importi in esse dichiarati come «elementi passivi»; si tratta, cosi, di importi che dovranno essere accertati sulla base di ulteriori e diversi elementi.

Inoltre, l'ipotesi di indicazione in fattura di acquirente diverso dal vero integra gli estremi della violazione prevista dall'art. 8 del d.lgs. 10 marzo 2000, n.74 in quanto rende possibile «conseguire il fine illecito indicato dalla norma in esame, ovvero consentire a terzi l'evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto».

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