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Sanatorie Iva, accertamenti al via

del 14/01/2012
di: di Roberto Rosati
Sanatorie Iva, accertamenti al via
Via agli accertamenti nei confronti dei contribuenti che si sono avvalsi delle sanatorie Iva del 2002/2003, bocciate dalla corte di giustizia dell'Ue. Riguarderanno le annualità ancora accertabili per effetto del raddoppio dei termini collegato all'esistenza di elementi comportanti l'obbligo di denuncia per i reati tributari del dlgs n. 74/2000. Tale circostanza non potrà però essere desunta dalle stesse dichiarazioni a suo tempo presentate dai contribuenti per accedere alla definizione agevolata in ottemperanza alla legge 289/2002, che non possono trasformarsi in autodenunce. Sono i punti essenziali della circolare n. 1 del 13 gennaio 2012, con la quale l'agenzia delle entrate fornisce agli uffici le linee guida delle attività accertative che si rendono necessarie per via delle pronunce della corte costituzionale (in materia di presupposti per il raddoppio dei termini di decadenza) e della corte di giustizia Ue (in ordine alle sanatorie Iva).

L'intervento della Consulta. La circolare muove dalla discussa sentenza 247 del 25/7/2011, con la quale la Consulta ha affermato il principio secondo cui i termini per l'accertamento raddoppiati operano automaticamente in presenza della condizione obiettiva rappresentata dall'obbligo di denuncia per i reati previsti dal dlgs 74/2000, essendo irrilevante che tale obbligo possa sorgere anche dopo il decorso del temine ordinario o che non possa essere adempiuto entro tale termine. Con riguardo, poi, agli interventi della corte di giustizia, che hanno dichiarato le sanatorie in materia di Iva incompatibili con l'ordinamento comunitario, la consulta ha aggiunto che da tali interventi discende la riespansione del potere accertativo e l'applicabilità della normativa concernente il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di violazioni di rilevanza penal-tributaria.

Gli effetti. Dalla sentenza, osserva la circolare, discendono rilevanti effetti in tema di accertamenti Iva per i periodi d'imposta oggetto delle sanatorie di cui alla legge n. 289/2002 e per i quali i termini di decadenza siano ancora pendenti a causa della avvenuta commissione, nei medesimi periodi, di reati previsti dal dlgs 74/2000 rilevanti ai fini dell'Iva. In questi casi, l'accertamento risulta legittimo anche se l'obbligo di denunciare il reato non sia stato assolto prima che il termine ordinario fosse decaduto. In relazione a tali effetti, l'art. 2, comma 5-ter, del dl n. 138/2011 ha disposto la proroga di un anno dei termini per l'accertamento ai fini Iva nei confronti dei contribuenti che hanno aderito al condono di cui alla legge n. 289 del 2002, proroga che deve intendersi riferita, precisa la circolare, esclusivamente ai periodi d'imposta per i quali il contribuente si sia avvalso, ai fini Iva, delle sanatorie idonee ad inibire o limitare il potere accertativo, avendo la norma l'intento di garantire un congruo margine temporale per l'eventuale accertamento delle annualità 2000, 2001 e 2002, per le quali l'approssimarsi della decadenza avrebbe potuto costituire un ostacolo ai controlli. Al riguardo, sebbene la sentenza della consulta si riferisca solo al condono tombale di cui all'art. 9, l'agenzia è dell'avviso che i principi affermati valgano anche in relazione alle altre sanatorie della legge 289/2002, in specie quelle degli art. 7, 8 e 15, anche in considerazione dell'orientamento espresso dalla corte di cassazione.

Conseguenze operative. Per quanto precede, è dunque legittima l'attività di accertamento ai fini Iva, relativamente alle annualità interessate dalle sanatorie di cui agli articoli 7, 8 e 9, nonché dalle definizioni di cui all'art. 15, qualora sussistano per le annualità medesime elementi che configurano l'obbligo di denuncia per uno dei reati tributari. In forza del raddoppio dei termini decadenziali che si rende operante in presenza di tale circostanza e della proroga di cui al dl 138/2011, risultano quindi ancora accertabili i seguenti periodi d'imposta:

- il 2000, in caso di omessa presentazione della dichiarazione (termini per l'accertamento scadenti il 31 dicembre 2012);

- il 2001, in caso di omessa presentazione della dichiarazione (termini per l'accertamento scadenti il 31 dicembre 2013);

- il 2002 (termini per l'accertamento scadenti il 31 dicembre 2012 e, in caso di omessa dichiarazione, il 31 dicembre 2014).

Per quanto riguarda le posizioni dei contribuenti che hanno aderito alle sanatorie ex art. 7, 8 e 9 e per le quali non vi è una precedente attività istruttoria, si è posto il problema di stabilire se la sussistenza delle violazioni penalmente rilevanti, che impone obbligo di denuncia e fa scattare il raddoppio dei termini, possa configurarsi sulla base degli stessi elementi dichiarati dal contribuente per fruire delle predette sanatorie. Per l'agenzia la regolarizzazione a suo tempo effettuata non rappresenta, di per sé, un indizio di violazione penale idoneo a determinare l'obbligo di denuncia. Posizione confortata da espresse disposizioni, ad esempio il comma 12 dell'art. 8, e da considerazioni tecniche in ordine ai contenuti delle dichiarazioni integrative, che non possono essere quindi considerate “autodenuncia” del contribuente. Lo stesso vale per la regolarizzazione delle scritture contabili ex art. 14.

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