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Ininfluente la rinuncia dei soci

del 13/01/2012
di: di Duilio Liburdi
Ininfluente la rinuncia dei soci
Agevolazione Ace (Aiuto alla crescita economica) alla verifica delle rinunce dei soci ai crediti e delle operazioni straordinarie: in questi casi, prendendo come riferimento i precedenti documenti di prassi l'incentivo dovrebbe comunque essere fruibile. Ciò in relazione alle indicazioni fornite dall'amministrazione finanziaria sia in relazione alla dual income tax che sulla scorta dei chiarimenti resi in occasione dei provvedimenti di capitalizzazione delle imprese. Sono questi alcuni degli aspetti di maggiore rilevanza legati alla applicazione concreta delle disposizioni contenute nell'articolo 1 del decreto legge n. 201 del 2011 che spiegano effetti già sul periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2011 e dunque nell'ambito delle prossime dichiarazioni dei redditi. Su tali questioni, peraltro, ci si attende un chiarimento da parte dell'agenzia delle entrate già in occasione del forum di ItaliaOggi che si svolgerà il prossimo 18 gennaio.

Rinunce dei soci ai crediti. Tale ipotesi, come regola di base, è sostanzialmente neutrale nell'ambito delle disposizioni del testo unico delle imposte sui redditi. In capo alla società, infatti, emerge una sopravvenienza attiva non imponibile mentre, in relazione alla posizione del socio, si incrementa il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione. Nell'ottica della applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 1 della manovra Monti, torna utile quanto sostenuto dall'agenzia delle entrate con la circolare n. 53 del 2009 interpretativa delle disposizioni contenute nell'articolo 5 del decreto legge n. 78 del 2009 e recante misure agevolative per la capitalizzazione delle imprese. In quel documento l'amministrazione finanziaria sostenne come la rinuncia in questione costituisse un incremento patrimoniale comportante l'applicazione dell'agevolazione e, in linea di principio, non si vede ragione per discostarsi in relazione all'Ace da tale linea interpretativa. Peraltro preceduta dalla risoluzione n. 152 del 2002 e, prima ancora, dalla risoluzione n. 41 del 2011. Si può dunque ragionevolmente sostenere come la variazione in aumento del capitale proprio possa tenere conto di tale evento.

Le operazioni straordinarie. In tale ambito, peraltro, si deve considerare come una ipotesi la costituzione di un nuovo soggetto nell'ambito di una operazione di conferimento effettuata ai sensi di quanto previsto dall'articolo 176 del Tuir. Il comma 5 dell'articolo 1 del decreto legge n. 201 del 2011 prevede espressamente come rilevino quali variazioni in aumento del capitale proprio i conferimenti in denaro con ciò escludendo la rilevanza dei conferimenti in natura mentre, il successivo comma 6, afferma come per le aziende e le società di nuova costituzione si considera incremento l'intero patrimonio conferito. Combinando le due disposizioni si deve ritenere come la creazione di una newco per effetto di un conferimento non possa produrre un effetto ai fini dell'agevolazione in relazione al conferimento in natura nell'ottica della predetta preclusione di carattere generale. Ulteriori questioni attengono, invece, alla fruibilità dell'agevolazione di cui all'articolo 1 della legge, nel caso di effettuazione di operazioni quali quelle di fusione ovvero di scissione. In relazione a tale aspetto, si deve ritenere che possano essere prese in considerazione i chiarimenti forniti dall'amministrazione finanziaria in relazione al funzionamento della dual income tax nell'ambito della circolare n. 76 del 6 marzo 1998. Nel predetto documento di prassi venne affermato come:

- nell'ipotesi di trasformazione da società soggetta a Ires a società non soggetta a tale imposta, o viceversa, la variazione in aumento del capitale investito, nei periodi d'imposta successivi alla trasformazione stessa, rilevava secondo le regole disposte dalla norma Dit con riferimento al nuovo tipo di società anche per la variazione in aumento del capitale investito formatesi prima della trasformazione stessa. Assumendo tale principio, per comprendere l'effettivo funzionamento dell'Ace in relazione a tale ipotesi si dovrà attendere, presumibilmente, il contenuto del decreto ministeriale richiamato dal comma 8 dell'articolo 1. In ogni caso, in caso di trasformazione societaria, la circolare dell'amministrazione finanziaria precisava come nell'ipotesi di trasformazione finalizzata ad ottenere vantaggi collegati alla diversa applicazione della disciplina della Dit, è applicabile la disposizione antielusiva di cui all'articolo 37-bis del dpr n. 600 del 1973;

- con riferimento all'ipotesi di fusione, l'Agenzia delle entrate ritenne come la società risultante dalla fusione o quella incorporante, potesse, a partire dalla data in cui ha effetto la fusione, determinare l'incremento del proprio capitale investito, assumendo anche la variazione in aumento del capitale investito delle società fuse o incorporate;

- infine, nel caso delle operazioni di scissione, sia totale che parziale, venne ritenuto come il criterio in base al quale deve essere effettuata la ripartizione della variazione in aumento del capitale investito, dovesse essere individuata nella disposizione contenuta nel quarto comma dell'allora vigente articolo 123-bis del Testo unico delle imposte sui redditi (ora articolo 173), nel senso che la predetta variazione deve essere ripartita esclusivamente in proporzione alle rispettive quote di patrimonio netto contabile trasferite o rimaste nella società scissa. Nella sostanza, dunque, accesso alla agevolazione possibile e con regole specifiche.

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