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Pene convertite a pari coefficienti

del 13/01/2012
di: di Giovanni Galli
Pene convertite a pari coefficienti
Nessun disallineamento nella conversione delle pene pecuniarie. Con la sentenza n. 1 di ieri, la Corte costituzionale ha infatti stabilito l'illegittimità costituzionale, sopravvenuta dall'8 agosto 2009 (data di entrata in vigore della legge n. 94 del 2009, dell'art. 102, terzo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), nella parte in cui stabilisce che, agli effetti della conversione delle pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità del condannato, il ragguaglio ha luogo calcolando euro 38, o frazione di euro 38, anziché euro 250, o frazione di euro 250, di pena pecuniaria per un giorno di libertà controllata. Nel mirino dunque la legge n. 94 del 2009. che ha elevato da 38 a 250 euro il coefficiente di ragguaglio indicato dall'art. 135 cod. pen., lasciando immutato quello fissato dall'art. 102, terzo comma, della legge n. 689 del 1981. La Corte chiarisce che non è precluso al legislatore introdurre eventuali differenziazioni tra i due coefficienti, purché si tratti di scelta rispondente a criteri di ragionevolezza, avuto riguardo alle conseguenze del suo innesto nella complessiva disciplina della materia. Non essendo una tale evenienza riscontrabile nel caso in esame, la Corte non ha potuto che ripristinare nuovamente la parificazione tra i coefficienti stessi, corrispondente all'originaria opzione effettuata dallo stesso legislatore all'esito di un corretto uso del proprio potere discrezionale. La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dal Magistrato di sorveglianza di Catania in riferimento all'art. 3 della Costituzione, e relativamente all'art. 3, comma 62, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), nella parte in cui, come visto – nell'aumentare da euro 38 a euro 250 il coefficiente di ragguaglio fra le pene pecuniarie e le pene detentive – ha omesso di operare una identica variazione in aumento dell'importo sulla cui base, ai sensi dell'art. 102, terzo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), deve aver luogo la conversione in libertà controllata delle pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità del condannato.

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