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Amministratore-evasore, legittima la confisca

del 12/01/2012
di: Debora Alberici
Amministratore-evasore, legittima la confisca
È legittima la confisca per equivalente sulle somme depositate sul conto della società dall'amministratore di un'azienda, indagato per evasione fiscale, e ottenute dall'attività illecita di questo.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza numero 448 dell'11 gennaio 2012, ha respinto il ricorso del curatore fallimentare della società che chiedeva il dissequestro di 550 mila euro confiscati (per equivalente). Il denaro era stato depositato dal manager sul conto dell'azienda, nonostante fosse il provento della sua evasione fiscale.

Ma la confisca era scattata lo stesso. Il Tribunale delle Libertà di Trento aveva confermato la misura. Contro questa decisione il curatore fallimentare ha presentato ricorso alla Suprema corte sostenendo che il denaro era della società perché depositato su un conto di questa.

Nel ricorso la difesa ha chiesto il dissequestro del conto perché il denaro, ha sostenuto, era depositato su un conto corrente bancario intestato alla società fallita. Insomma, ad avviso del legale, avrebbe sbagliato il Tribunale a riferire la titolarità di queste somme al manager dal momento che queste «una volta versate sul conto corrente, erano uscite dalla sfera patrimoniale e della disponibilità dell'amministratore ed erano entrate, a tutti gli effetti di legge, in quelle della società titolare del conto». Era dunque errata la valutazione del Gip che aveva respinto l'istanza di dissequestro sostenendo che «la somma in sequestro assume una duplice veste, da un lato essendo finalizzata alla confisca per equivalente (ove fosse confermata il giudizio l'accusa), dall'altro lato rappresentando un credito erariale per I.V.A. non pagata. Essa quindi non può essere restituita anche perché — pure solo ragionando in termini civilistici — lo Stato rispetto agli altri creditori ha precedenza, essendo garantito dalla causa legittima di prelazione del privilegio ex art. 2752 cod. civ.». La terza sezione penale ha respinto tutti i motivi presentati dalla difesa. Infatti, secondo gli “Ermellini” si tratta di denaro passibile di confisca per equivalente in quanto «riferibile all'attività delittuosa dell'amministratore legale e che doveva essere restituito all'azienda perché corrispondente a imposta effettivamente evasa». Anche la Procura generale della Suprema corte ha chiesto al collegio di confermare la confisca.

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