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Il Piemonte non ci sta a tagliare le province

del 12/01/2012
di: La Redazione
Il Piemonte non ci sta a tagliare le province
Il Piemonte è la prima regione a ribellarsi all'abolizione delle province. Lo ha deciso il consiglio delle autonomie locali che ha approvato una delibera ora al vaglio della giunta Cota. I 61 consiglieri del Cal Piemonte sono stati i primi in ordine di tempo a ravvisare gli estremi dell'illegittimità costituzionale nelle norme della manovra Monti (art. 23, commi 14-21) che trasformano le province in enti di secondo livello. Ora la patata bollente passa nelle mani dell'amministrazione guidata da Roberto Cota che dovrà decidere se recepire la decisione del Cal con delibera di giunta, aprendo la strada al ricorso alla Consulta, o lasciarla cadere nel vuoto. Nel primo caso la regione potrebbe anche chiedere l'immediata disapplicazione del dl 201/2011. Si tratta infatti di una chance offerta ai governatori dalla legge La Loggia del 2003 (n. 131) secondo cui davanti alla Consulta è possibile chiedere la sospensione delle norme impugnate quando dalla loro esecuzione può derivare un «pregiudizio irreparabile all'interesse pubblico e all'ordinamento giuridico della repubblica» oltre a un «pregiudizio grave ed irreparabile per i diritti dei cittadini».

«Abbiamo chiesto alle province e alle regioni di avvalersi di questa procedura perché riteniamo che si tratti di norme incongrue», ha spiegato a ItaliaOggi, il presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione. Che ieri ha portato sul tavolo della commissione paritetica per il riordino istituzionale, insediatasi agli Affari regionali, tutte le contraddizioni finora manifestate dal governo Monti. «Ci avevano promesso che nella manovra non ci sarebbero state norme ordinamentali e hanno inserito il riordino delle province, ci vogliono eliminare con decreto legge e ci convocano oggi per concertare con gli altri enti la riforma della governance locale», ha osservato il presidente della provincia di Catania.

La Commissione tornerà a riunirsi la prossima settimana e, come anticipato dal ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri, seguirà una tabella di marcia molto serrata: un incontro a settimana per definire su più tavoli (tecnici e politici) oltre al riordino istituzionale, la riforma del patto di stabilità e il taglio ai costi della politica. Sul Patto, il presidente dell'Anci Graziano Delrio, ha registrato una timida apertura da parte del governo. «L'esecutivo ha riconosciuto che le regole sono da cambiare e hanno depresso gli investimenti». «Abbiamo deciso di costituire delle commissioni tecniche per gli argomenti più urgenti nella consapevolezza che, se entro fine febbraio non verrà ridefinito il patto, molti comuni non lo rispetteranno».

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