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I benzinai potranno vendere tutto

del 12/01/2012
di: di Luigi Chiarello
I benzinai potranno vendere tutto
I benzinai potranno vendere tabacchi, giornali, caramelle e bon bon e perfino aprire un intero bar all'interno del proprio impianto di vendita dei carburanti. I laureati in farmacia, invece, avranno più possibilità di trovare lavoro, visto che il numero di farmacie presenti sul territorio dovrà aumentare. Le autorizzazioni all'apertura verranno rilasciate in modo che vi sia una farmacia ogni 3 mila abitanti. Attualmente il bacino minimo di popolazione previsto per aprire una farmacia nei centri fino a 12.500 abitanti è di 5 mila persone, mentre nei centri urbani più grandi, la soglia scende a 4 mila abitanti. Di più: qualora la soglia dei 3 mila abitanti non dovesse bastare a soddisfare un numero eccedente di popolazione, questo surplus consentirà l'apertura di un ulteriore esercizio farmaceutico. E farmacie potranno essere aperte anche lungo le autostrade ad elevata intensità di traffico, servite da alberghi e ristoranti. Oltre che in stazioni ferroviarie, aeroporti internazionali e porti. Idem nei centri commerciali e nelle grandi strutture di vendita con superficie superiore a 10 mila metri quadrati, purché non sia stata già aperta una farmacia a meno di un chilometro e mezzo. È quanto prevede la bozza di decreto sulle liberalizzazioni al vaglio dell'esecutivo. Andiamo con ordine

TUTTO DAL BENZINAIO

Con l'obiettivo di «incrementare la concorrenzialità, l'efficienza del mercato e la qualità dei servizi nel settore carburanti» il governo punta a liberalizzare l'attività di somministrazione di alimenti e bevande propria dei bar (art. 5, comma 1, lettera b della legge 287/1991). Unico vincolo: ai benzinai verrà richiesto il rispetto dei requisiti professionali oggi previsti per i baristi. Non solo. Ai distributori di carburanti si potranno comprare anche quotidiani e periodici (la vendita non sarà soggetta ad alcun limite di superficie dell'impianto), ma anche sigarette e ogni genere di tabacchi. Non è finita. La bozza di decreto recita testualmente che presso gli impianti di distribuzione di carburanti sarà «comunque consentita la vendita di ogni bene e servizio, nel rispetto della vigente normativa relativa al bene e al servizio posto in vendita». Come dire: il benzinaio potrà vendere tutto ciò che non è limitato da regole stringenti di commercializzazione.

CADE L'ESCLUSIVA

I gestori di impianti distributivi potranno acquistare i carburanti da chiunque li produca o li rivenda. Non ci sarà più alcun obbligo di esclusiva, insomma, della compagnia. Resterà però una riserva del 50% della fornitura. Infatti, non appena il decreto sarà in vigore, partirà un conto alla rovescia di un mese, trascorso il quale diventeranno immediatamente nulle tutte le clausole contrattuali che prevedano forme di esclusiva nell'approvvigionamento di carburanti per la parte «eccedente il 50% della fornitura pattuita e, comunque, per la parte eccedente il 50% di quanto erogato» dal singolo punto vendita nel 2011. Ma la liberalizzazione non si ferma qui.

DISTRIBUTORI VENDESI

In futuro un terzo degli impianti di distribuzione di carburanti potrà essere riscattato nei confronti degli attuali proprietari. A farlo potranno essere sia gli attuali gestori (da soli o in società o coop appositamente costituite), sia altri imprenditori, in associazione o meno con i gestori stessi. Il diritto di riscatto dell'impianto sarà subordinato a un indennizzo che tenga conto degli investimenti fatti, degli ammortamenti in relazione ai canoni già pagati, dell'avviamento dell'impianto e degli andamenti del fatturato.

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