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Credito al consumo, il 70% dei siti inganna

del 11/01/2012
di: di Luigi Chiarello
Credito al consumo, il 70% dei siti inganna
Il 70% dei siti internet che offrono credito al consumo in Europa è irregolare. Almeno secondo l'indagine a campione condotta dall'Unione europea nei 27 stati membri più Norvegia e Islanda. In tutto 500 siti passati sotto la lente, di cui ben 393 risultati deficitari di corrette informazioni fornite al cliente. In violazione delle norme europee previste a tutela del consumatore. In Italia va ancora peggio: su 15 siti specializzati in credito al consumo passati al setaccio ben 12 risultano irregolari.

La verifica è d'obbligo, perché il business è enorme. Nel solo 2010, gli istituti finanziari nella zona euro avevano più di 600 miliardi di euro di credito in essere al consumo.

I maggiori problemi riscontrati? La pubblicità, priva delle informazioni standard prescritte. Le offerte, prive di informazioni essenziali per prendere una decisione. I costi, spesso presentati in modo fuorviante e, ovviamente, ridimensionati rispetto al reale importo che il consumer dovrebbe sostenere. La ricerca, ovviamente, è stata condotta con l'ausilio delle singole autorità nazionali. Che ora chiederanno conto alle istituzioni finanziarie e agli intermediari creditizi delle presunte irregolarità, imponendo poi l'adozione di eventuali correttivi.

L'indagine. L'operazione che l'Ue fa normalmente per verificare l'attuazione della legislazione Ue nei singoli paesi è «a tappeto» (sweep). Come detto, essa viene svolta dalle autorità nazionali attraverso controlli simultanei, coordinati per individuare, in un settore particolare, violazioni della legislazione a tutela dei consumatori. In seguito, i singoli stati chiedono agli operatori di chiarire le presunte irregolarità, invitandoli ad adottare correttivi. Sul credito al consumo l'indagine a tappeto sul credito è stata fatta nel settembre 2011. Tra i 27, però, sei paesi (Italia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Svezia) non si sono limitati a questo tipo di ricerca. Bensì hanno condotto un'indagine più approfondita (sweep-plus) su 57 siti internet per verificare il rispetto delle norme Ue su accordi di pagamento, procedure di reclamo, modalità e condizioni di erogazione. I principali problemi rilevati sono connessi all'informazione precontrattuale e ai termini dei contratti.

I risultati. Come detto, dei 562 siti web inizialmente controllati, solo il 30% ha superato la prova di controllo a tappeto della conformità alle norme Ue sui consumatori. Il restante 70% (393) sarà sottoposto a nuovi accertamenti.

Il primo problema riscontrato è la carenza d'informazioni nella pubblicità del credito al consumo. In 258 siti (46% di quelli controllati) la pubblicità non contiene tutte le informazioni richieste dalla relativa direttiva europea, come:

- tasso annuo effettivo globale (Taeg), essenziale per comparare le offerte;

- se l'onere per servizi accessori obbligatori (per esempio, assicurazioni) è compreso nel costo totale;

- durata del contratto di credito;

Il secondo evidente problema consiste nell'omissione di informazioni fondamentali sull'offerta: 244 (43%) siti web non davano informazioni chiare su tutti i vari elementi del costo totale, come:

- tipo del tasso d'interesse (fisso, variabile, entrambi);

- durata (eventuale) del contratto di credito;

- alcuni costi connessi al credito (per esempio, commissione di accordo);

Il terzo nodo di criticità consiste nella presentazione fuorviante dei costi per cui questi sono esposti in modo falso o ingannevole per i consumatori.

E ciò avviene, per esempio, sulle modalità di calcolo del prezzo o sul fatto che il consumatore non risulta informato, che oltre ai costi del credito al consumo in sé esiste anche l'obbligo di un'assicurazione aggiuntiva. Problemi di questo tipo sono emersi in ben 116 (20%) siti Web.

Le sanzioni. Ora la palla passa alle singole autorità nazionali. Nelle prossime settimane contatteranno gli operatori e chiederanno di fornire chiarimenti o correggere i loro siti. La mancata ottemperanza comporterà sanzioni, dalla multa fino alla chiusura del sito internet

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