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Per i dividendi societari conta la residenza della srl

del 10/01/2012
di: di Debora Alberici
Per i dividendi societari conta la residenza della srl
I dividendi societari di un'azienda nostrana percepiti da un cittadino italiano residente in Svizzera sono interamente imponibili nel Belpaese, anche se il contribuente gestisce affari all'estero.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 29576 del 29 dicembre 2011, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

La vicenda riguarda un cittadino italiano e sua moglie, entrambi residenti in Svizzera. I due gestivano un negozio di antiquariato all'estero ma in Sicilia avevano cospicue partecipazioni societarie. Per questo l'ufficio delle Entrate aveva notificato loro un accertamento Irpef. La coppia lo aveva impugnato sostenendo di vivere in Svizzera e, al di là degli affari italiani, di avere il centro degli interessi nella Confederazione Elvetica. La ctp di Palermo aveva annullato l'atto impositivo. La decisione era stata poi confermata dalla Ctr. Ora, rispondendo al ricorso dell'amministrazione finanziaria, la sezione tributaria della Cassazione ha completamente ribaltato le sorti della vicenda. Ha infatti accolto gli ultimi due motivi del ricorso dell'Agenzia chiarendo da un lato che è onere del contribuente provare che il centro dei suoi interessi è all'estero dall'altro che i dividendi societari vengono tassati in Italia, al di là degli accordi presi con la Svizzera, se l'azienda che li ha elargiti ha la sede nel Belpaese. In particolare in sentenza si legge che «in caso di distribuzione di dividendi societari, in tema di imposte sui dividendi azionari, l'art. 10 della Convenzione italo-svizzera, contro le doppie imposizioni, stipulata il 3 ottobre 1974 e ratificata e resa esecutiva il Italia con legge 26 luglio 1975 n. 386, prevede una competenza impositiva dello Stato in cui essi vengano corrisposti, concorrente con quella principale dello Stato di residenza del percipiente, con il limite dell'aliquota massima del quindici per cento». Ma appare più aderente allo spirito ed agli scopi della Convenzione ritenere, «in forza della disposizione dell'art. 75 del dpr 29 settembre 1973, n. 600, che la disciplina di cui all'art. 27 del medesimo decreto non trovi applicazione in materia, e interpretare perciò la norma convenzionale in questione nel senso che la minore imposta ivi prevista è applicabile per il solo fatto della soggezione del dividendo alla potestà impositiva principale dell'altro Stato, indipendentemente dall'effettivo pagamento dell'imposta». insomma, la sufficienza del solo fattore in sé della esistenza del potere impositivo principale dell'altro Stato, deve ritenersi infatti coerente con le finalità delle convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni. «Peraltro ove si tratti di impresa avente una stabile organizzazione nel Paese di residenza, in tema di distribuzione di dividendi, questi allora vanno tassati per intero secondo la legge nazionale, in virtù dell'art. 10, della Convenzione tra gli Stati in argomento e di cui alla legge di ratifica n. 943/78».

Anche la Procura generale della suprema corte ha aderito alla linea dura contro i paradisi fiscali, chiedendo in udienza l'accoglimento del ricorso del fisco.

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