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Riforma per i senza albo

del 07/01/2012
di: di Lucia Basile
Riforma per i senza albo
In un periodo di recessione economica come quello che stiamo vivendo, si sta finalmente comprendendo l'importanza e l'influenza che le professioni possono avere per la ripresa e lo sviluppo dell'economia nazionale. Questo è il principio per il quale la Lapet, l'associazione nazionale tributaristi presieduta da Roberto Falcone, si è da sempre spesa, insistendo sulla necessità di varare una riforma delle professioni, per ammodernare quelle tradizionali, adeguandole all'evoluzione dei tempi, oltre che riconoscere le cosiddette nuove professioni.

Il processo di riconoscimento sta subendo in diverse sedi un'improvvisa accelerazione. Infatti, lo scorso 30 novembre, la X Commissione attività produttive della Camera dei deputati ha approvato tutti gli emendamenti, proposti dal relatore e condivisi dal governo, al testo contenente «Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi».

La questione del riconoscimento delle nuove professioni, ha attraversato le legislature che si sono succedute negli ultimi 20 anni, senza però arrivare a un risultato concreto.

Alla luce delle ultime novità, diventa necessario fare un po' di chiarezza. Ne abbiamo parlato con Giorgio Berloffa, presidente di Cna Professioni che ci ha detto: «Abbiamo partecipato attivamente al processo di riforma del settore professionale, svolgendo un ruolo da protagonista all'interno del gruppo di lavoro costituito appositamente per seguire da vicino le varie fasi che hanno portato la X Commissione attività produttive della Camera a licenziare il testo unificato Quartiani C. 3917, Froner C. 1934, Formisano C. 2077, Buttiglione C. 3131 e Della Vedova C. 3488».

Facciamo dunque un po' di storia: «Nel corso di questi anni determinante è stata la spinta propulsiva del Cnel, che sin dal 1989 cominciò a mappare, il magmatico mondo delle associazioni professionali con la pubblicazione di cinque rapporti sulle professioni non regolamentate. Inoltre l'indagine conoscitiva del 1998 dell'Antitrust sul mondo delle professioni e il contestuale avvio dei lavori della commissione Mirone possono essere considerati il punto di svolta per indirizzare le aspirazioni delle associazioni non tanto verso la richiesta di alcune, resasi poi velleitaria, di un albo, ma verso una riforma complessiva nella quale, come recita il manifesto di Assoprofessioni, professioni non regolamentate e regolamentate lavorano fianco a fianco per migliorare la soddisfazione del cliente ed agevolare la competitività del sistema-paese». L'esito dell'indagine, ci diede ragione. Evidenziando l'eccesso di regolamentazione delle professioni in Italia, l'Antitrust aveva infatti suggerito al legislatore un percorso fondato sostanzialmente sul principio «no a nuovi ordini, no a nuove riserve professionali, si al riconoscimento delle nuove professioni in un quadro di libertà di esercizio». Oggi infine il testo approvato in X Commissione ha accolto tutte le nostre proposte divenendo così estremamente moderno» ha ricordato Berloffa, già presidente di Assoprofessioni.

Il riconoscimento delle professioni non regolamentate si è mosso nel tempo secondo due distinti approcci: riconoscimento delle professioni e/o riconoscimento dell'associazione. Quale è stata la posizione di Assoprofessioni prima e attualmente di Cna Professioni? Abbiamo dunque chiesto a Berloffa che ci ha detto: «Nel 2004 la mancanza di un progetto di lavoro condiviso, ha portato alla fuoriuscita dal Colap ed all'ingresso in Assoprofessioni di alcune associazioni. La nostra posizione, rivolta a privilegiare il mondo professionale prima di tutto, ha aperto la strada ad una visione completamente opposta a quella che invece sosteneva il riconoscimento dell'associazione. Il testo adottato dal comitato ristretto nell'ambito della X Commissione tendeva ad accontentare tanto le posizioni di chi sosteneva il riconoscimento delle associazioni, con l'inserimento del registro delle associazioni e l'attestato di competenza, quanto quella di Assoprofessioni con il riconoscimento della normativa Uni con cui veniva rilasciata certificazione dagli enti accreditati. Il processo di rinnovamento in atto ha dato ragione alle nostre posizioni. Infatti il nuovo testo emendato e approvato all'unanimità il 30 novembre scorso, recepisce le disposizioni governative nate in seno al tavolo istituito presso il Ministero per lo sviluppo economico, sorto tra l'altro su richiesta proprio di Assoprofessioni. Il relatore ha infatti fatto propri tutti gli emendamenti richiesti dal governo e stravolto la Pdl confermando al 100% le posizioni di Assoprofessioni, attualmente Cna Professioni».

Sulla stessa lunghezza d'onda Roberto Falcone, presidente Lapet e membro del Consiglio di presidenza di Cna Professioni: «Un generale riconoscimento delle associazioni avrebbe attribuito il riconoscimento ad un contenitore vuoto, portando alla creazione dei cosiddetti ordini di serie B, con la conseguente dequalificazione del settore professionale. La nostra lungimiranza è ampiamente dimostrata e dimostrabile: negli articolati della Pdl sono infatti riportati i princìpi fondamentali del manifesto di Assoprofessioni».

Per approfondire meglio il discorso, abbiamo rivolto a Berloffa alcune domande. Perché della scelta di Cna Professioni? «Assoprofessioni ha avuto sempre le sue convinzioni che hanno portato poi alla nascita e condivisione di Cna Professioni. Grazie alla struttura prevista dallo statuto, Cna riconosce alle professioni non regolamentate e agli ordini la possibilità di sedere ai tavoli con le parti sociali. In tal modo Cna Professioni potrà continuare con più forza l'opera di rappresentanza avviata da Assoprofessioni, divenendo un'unica grande entità sociale, una confederazione che non ha cercato di fagocitare ma di valorizzare e portare avanti le istanze delle professioni, lasciando loro massima indipendenza».

Quale è oggi il ruolo delle associazioni? «Il testo unificato riconosce la libertà di costituirsi in associazioni. In tale contesto l'associazione professionale non ha un monopolio nella validazione della conoscenza ma contribuisce ad alimentarla creando un equilibrio dinamico in cui i saperi, per stare sul mercato, si devono costantemente rigenerare. In tale sistema aperto, liberale e integrato le associazioni professionali potranno veder riconosciuto un ruolo cardine nella promozione di programmi di formazione, aggiornamento e, a garanzia degli utenti, nella definizione dei criteri di deontologia professionale.

E sulla certificazione di parte terza? «L'approccio al sistema qualità è stato intrapreso da più di dieci anni, da parte della Federazione delle Associazioni per la Certificazione e di Assoprofessioni, tramite un iniziale percorso di mappatura dei requisiti formativi ed esperienziali per l'esercizio dell'attività professionale seguendo poi un iter di certificazione attraverso organismi di parte terza. Le professioni più lungimiranti hanno così sposato la filosofia della qualità per fornire al mercato una dichiarazione credibile e seria su chi sa fare, come lo sa fare e come ha imparato a farlo. Occorre ora non lasciarsi prendere da interpretazioni fantasiose che vorrebbero dimostrare l'indimostrabile. Leggendo l'articolato della Pdl, le associazioni possono rilasciare l'attestazione di iscrizione. Per quel che riguarda la certificazione relativa alla conformità alla norma tecnica Uni, deve essere rilasciata da un organismo accreditato. Ragion per cui le associazioni, all'art. 9, che volessero rilasciare attestazioni lo possono fare ma come parte terza, ossia strutturandosi come organismi di certificazione terzi».

A tal proposito, Falcone ha aggiunto: «All'interno di questo disegno di legge il sistema di normazione è basilare, così come avevamo previsto. La normazione rappresenta anche e soprattutto una forma di tutela per i consumatori e di garanzia ai fini della trasparenza del mercato dei servizi professionali oltre che per gli stessi professionisti. Abbiamo sempre avanzato delle proposte di riconoscimento basate sui principi di «normazione» e «qualità» che possono derivare dall'applicazione dei principi Uni e la certificazione di parte terza delle professioni. Per la Lapet la certificazione è da anni una linea di condotta, siamo infatti stati i primi del settore ad averla richiesta alla Fac, la Federazione delle associazioni per le certificazioni. La certificazione consente inoltre di allargare i confini di riconoscimento di tutte le professioni anche in campo comunitario. Un metodo questo assolutamente moderno, un salto di qualità notevolissimo».

Il nuovo testo della Pdl dunque rappresenta una svolta importantissima della quale alcune associazioni ritengono di esserne state protagoniste. «Non è certo nostra intenzione entrare in una contrapposizione sterile», ha chiarito Berloffa. «A fronte di chi vuol mettersi la medaglia per essere stato in prima persona artefice di questa svolta, basta ricordare e leggere le varie posizioni pubblicate anche di recente su questo stesso quotidiano per capire che questo testo di legge è completamente differente dalle quelle posizioni. Il tempo è galantuomo, se queste cose fossero state dette due anni fa, potevano forse essere più credibili. Oggi comunque apprezziamo questa inversione di rotta, eravamo sicuri che avrebbe prevalso la logica. Un cambio di posizione non può che essere estremamente apprezzato».

Dello stesso avviso il presidente della Lapet: «Ha prevalso finalmente la consapevolezza dell'importanza di vedere riconosciuta la professione in primis, perché, come recita un vecchio proverbio «è meglio tornare indietro che perdersi nel cammino». Grazie a questo testo viene ad essere superata definitivamente la controversia che ha diviso nel corso degli anni i diversi protagonisti dell'associazionismo delle professioni non regolamentate».

Per concludere, quali gli impegni futuri per Cna Professioni? «Cna Professioni continuerà, come ha sempre fatto, a seguire il riconoscimento delle professioni non regolamentate, spingendo su questa Pdl», ha risposto Berloffa. «All'inizio di febbraio terremo un convegno coinvolgendo tutti i gruppi politici affinché il testo possa uscire definitivamente dalla Camera per approdare in Senato. Altresì saranno invitate tutte le associazioni di rappresentanza esistenti sul territorio nazionale, di cui ne sollecito la partecipazione».

E per la Lapet? «Continueremo a sostenere la mission di Cna Professioni mettendo a disposizione tutte le nostre competenze tecniche e professionali», ha ribadito Falcone. «Com'è a tutti noto, attendiamo il riconoscimento delle nuove professioni da oltre un ventennio e questa Pdl può rappresentare, tra l'altro, uno strumento idoneo per scongiurare in maniera definitiva e risolutiva la confusione, spesso pretestuosamente originata, tra attività libere e riservate».

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