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Operazioni intra Ue trasparenti

del 07/01/2012
di: di Franco Ricca
Operazioni intra Ue trasparenti
Banca dati Vies senza reticenze: quando il contribuente interessato a un'operazione intracomunitaria interroga il sistema per verificare il numero di partita Iva della controparte, deve ora ottenere non soltanto la conferma della validità del numero, ma anche i dati identificativi e l'indirizzo del soggetto che ne è titolare.

Questa una delle novità contenute nel regolamento comunitario n. 904 del 7 ottobre 2010, applicabile dal 1° gennaio scorso, che si propone, in generale, di rafforzare la cooperazione tra gli stati membri nel contrasto delle frodi all'Iva, revisionando le disposizioni del precedente regolamento n. 1798/2003. La rifusione del regolamento del 2003 mira infatti a implementare e a rendere più efficaci le procedure di scambio di informazioni e di collaborazione tra le autorità fiscali in vigore nell'Ue, chiedendo a ciascuno stato membro di non limitarsi a controllare l'applicazione corretta dell'imposta dovuta nel proprio territorio, ma di «fornire assistenza agli altri stati membri per assicurare la corretta applicazione dell'imposta connessa a un'attività che si svolge sul loro territorio e dovuta in un altro stato membro».

In questa prospettiva, in particolare, poiché l'esperienza nell'azione di contrasto contro le «frodi carosello» ha dimostrato che in alcuni casi è indispensabile attuare un meccanismo di scambio di informazioni molto più rapido, una delle novità del regolamento 904/2010 consiste nell'istituzione di una rete decentrata, chiamata Eurofisc, «allo scopo di promuovere e facilitare una cooperazione multilaterale e decentrata che permetta di lottare in modo mirato e rapido contro frodi specifiche».

Consultazione della banca dati Vies

Negli scambi intracomunitari «B2B» sia di beni che di servizi, regolati dal principio di tassazione a destinazione, è determinante la verifica dello status di soggetto passivo del cessionario o committente, in quanto è il possesso di tale status ad orientare il luogo della tassazione.

Al riguardo, nel recente regolamento n. 282/2011, è stata codificata la condotta che deve tenere il fornitore in merito alla questione dell'accertamento dello status di soggetto passivo del cliente. L'articolo 18 del regolamento stabilisce infatti che, salvo che disponga di informazioni contrarie, il prestatore può ritenere che il committente comunitario sia un soggetto passivo:

- se il destinatario gli ha comunicato il proprio numero di identificazione Iva, qualora ottenga conferma di validità del numero stesso, nonché del nome e dell'indirizzo corrispondenti;

- in alternativa, se il destinatario non ha ancora ricevuto il numero di identificazione Iva, ma informa il prestatore di averne fatto richiesta, questi potrà basarsi su qualsiasi altra prova attestante lo status di soggetto passivo, effettuando una verifica di ampiezza ragionevole circa l'esattezza delle informazioni fornitegli dal destinatario applicando le normali procedure di sicurezza commerciali, quali quelle relative ai controlli di identità o di pagamento.

Premesso che, pur essendo dettate esclusivamente per le prestazioni di servizi, le suddette regole devono ritenersi valide anche per le cessioni intracomunitarie di beni, il ruolo centrale per la determinazione dello status del destinatario è dunque il controllo della posizione Iva attraverso il sistema Vies.

Su questo aspetto, finora molti stati membri si limitavano a confermare, su richiesta degli interessati, soltanto la validità del numero di partita Iva.

L'articolo 31 del regolamento n. 904/2010 prevede invece, con effetto dal 1° gennaio 2012, che l'autorità competente di ciascuno stato membro provvede, conformemente alle proprie disposizioni in materia di protezione dei dati, affinché le persone interessate a cessioni intracomunitarie di beni o a prestazioni intracomunitarie di servizi, nonché i soggetti passivi non stabiliti che prestano servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione e di e-commerce, siano autorizzati, per le esigenze di queste operazioni, a ottenere conferma per via elettronica della validità del numero d'identificazione Iva di una data persona nonché del nome e dell'indirizzo corrispondenti.

Aggiornamento della banca dati

Il regolamento 904/2010 impone inoltre agli stati membri di adottare le misure necessarie per garantire che i dati forniti da soggetti passivi e da persone giuridiche che non sono soggetti passivi per la loro identificazioni ai fini dell'Iva siano, a loro giudizio, completi e esatti. A tal fine, gli stati membri devono attuare procedure di verifica di valutazione dei rischi, in linea di massima, prima di rilasciare il numero di partita Iva al richiedente, o tutt'al più entro sei mesi dal rilascio. Gli stati membri devono inoltre procedere all'invalidazione del numero identificativo nella banca dati Vies almeno nelle seguenti situazioni:

- quando il soggetto ha dichiarato la cessazione dell'attività economica, o quando l'autorità fiscale ha motivo di ritenere che tale attività non sia più esercitata, circostanza che potrà essere desunta, salvo prova contraria, dall'assenza di adempimenti dichiarativi e Intrastat per un anno;

- quando il soggetto ha dichiarato, in sede di identificazione, dati falsi, oppure non ha comunicato successivamente variazioni tali da comportare il rifiuto o la cancellazione dell'identificazione Iva.

A questo proposito, si deve ricordare che, in attuazione del regolamento, nel nostro paese sono state adottate recentemente due misure importanti:

- l'introduzione, con l'art. 27 del dl n. 78/2010, del regime di autorizzazione alle operazioni intracomunitarie, che subordina la possibilità di effettuare tali operazioni con il regime loro proprio alla condizione che la partita Iva dell'operatore risulti validata nel sistema Vies;

- la previsione, introdotta con il comma 15-quinquies dell'art. 35 del dpr 633/72, e motivata esplicitamente con riferimento al regolamento n. 904/2010, secondo cui l'attribuzione del numero di partita Iva è revocata d'ufficio (con provvedimento impugnabile davanti alle commissioni tributarie) qualora per tre annualità consecutive il titolare non abbia esercitato l'attività d'impresa o di arti e professioni o, se obbligato alla presentazione della dichiarazione annuale in materia d'imposta sul valore aggiunto, non abbia adempiuto a tale obbligo.

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