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Debiti con il recupero Iva

del 05/01/2012
di: di Roberto Rosati
Debiti con il recupero Iva
L'accordo per la composizione della crisi da sovraindebitamento dovrebbe aprire la strada al recupero dell'Iva sul credito insoddisfatto da parte del fornitore. Il procedimento introdotto dal recente dl 212/2012, infatti, non è dissimile, nella sostanza, dal concordato preventivo, che consente al creditore chirografario di emettere la nota di variazione Iva in diminuzione per la parte di credito non soddisfatta. La nuova fattispecie, pertanto, parrebbe assimilabile alle ipotesi per le quali l'art. 26, secondo comma, del dpr 633/72 ammette la variazione Iva in diminuzione a seguito del mancato pagamento del corrispettivo dell'operazione effettuata. Questo il convincimento che pare lecito ritrarre da una prima analisi a caldo delle disposizioni contenute nel dl n. 212 del 22 dicembre 2011, in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento e disciplina del processo civile.

Com'è noto, il citato secondo comma dell'art. 26 prevede la possibilità, per il cedente del bene o prestatore del servizio, di emettere la nota di variazione in diminuzione dell'operazione precedentemente effettuata e fatturata al verificarsi di determinati eventi, fra cui il «mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose»; così procedendo, il cedente/prestatore recupera l'imposta in precedenza addebitata alla controparte (e versata all'erario) registrandola a proprio credito nella contabilità Iva.

In merito alla possibilità di emettere le note di variazione in diminuzione nella suddetta ipotesi di mancato pagamento del corrispettivo, inserita nell'art. 26 del dpr 633/72 con il dl n. 669/1996 e con il dl n. 79/1997, la circolare ministeriale n. 77 del 17 aprile 2000 ha chiarito che tra le procedure concorsuali legittimanti vi è anche il concordato preventivo, precisando che si può parlare di infruttuosità della procedura solamente per i creditori chirografari per la parte percentuale del loro credito che non trova accoglimento con la chiusura del concordato. La circolare aggiunge quindi che, per accertare l'infruttuosità, occorre avere riguardo, oltre alla sentenza di omologazione, anche al momento in cui il debitore adempie gli obblighi assunti in sede di concordato. Tanto premesso, tornando all'attualità, si deve osservare che il dl 212/2011 ha introdotto un procedimento che, nelle situazioni di sovraindebitamento di soggetti non assoggettabili alle procedure concorsuali (piccole imprese, privati consumatori), può portare alla conclusione di un accordo di ristrutturazione dei debiti con i creditori, in base a un piano che assicuri il regolare pagamento dei creditori estranei all'accordo e dei creditori privilegiati. In estrema sintesi, il procedimento si svolge sotto la vigilanza del giudice del tribunale, che, esaminata la proposta depositata dal debitore, verifica la sussistenza dei requisiti previsti, ne dà comunicazione ai creditori, fissa l'udienza e, in caso positivo, omologa l'accordo, adottando gli eventuali provvedimenti necessari all'esecuzione, ad esempio la nomina di un liquidatore. L'accordo può essere annullato dal tribunale, su istanza di un creditore, quando è stato dolosamente aumentato o diminuito il passivo, oppure è stata sottratta o dissimulata una parte rilevante dell'attivo, o sono state dolosamente simulate attività inesistenti. Il creditore può inoltre chiedere al tribunale la risoluzione dell'accordo, ove il debitore non adempia regolarmente alle obbligazioni assunte, oppure se le garanzie promesse non vengono sostituite o se l'esecuzione dell'accordo diviene impossibile. Alla stregua di tale disciplina, quindi, parrebbe corretto assimilare il nuovo istituto, quanto agli effetti Iva, alle procedure concorsuali, in modo da consentire ai creditori chirografari, per la quota di credito insoddisfatta, il recupero dell'Iva.

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