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Scudo, tempi stretti

del 05/01/2012
di: La Redazione
Scudo, tempi stretti
Addizionale scudo fiscale: tempi troppo stretti. Gli intermediari chiedono più tempo per poter pagare l'imposta di bollo speciale introdotta dall'articolo 19 del decreto Monti. Troppo poco il tempo a disposizione per poter porre in essere tutti gli adempimenti previsti per effettuare il primo versamento dell'imposta entro il 16 febbraio. Le banche e le fiduciarie che hanno assistito i clienti in occasione delle varie edizioni dello scudo fiscale hanno creato o stanno creando appositi gruppi di lavoro con l'obiettivo di mettere a fuoco le attività da compiere entro il 16 febbraio prossimo. Di seguito si riporta un riepilogo dei principali adempimenti. Dapprima andrà fatto l'elenco dei clienti che si sono avvalsi dello scudo fiscale tra il 2001 e il 2010 presentando la relativa dichiarazione riservata. Da tale elenco andranno esclusi i clienti che hanno scudato attività non finanziarie. E qui cominciano a nascere i problemi: molti clienti hanno scudato sia attività finanziarie che patrimoniali presentando una sola e unica dichiarazione riservata. La banca e la fiduciaria dovranno quindi preoccuparsi di calcolare l'imposta speciale dovuti sugli scudi solo sulle attività finanziarie. Per farlo sarà necessario recuperare la dichiarazione riservata che, soprattutto nel caso degli scudi del 2001-2003, andrà recuperata negli archivi con ulteriore aggravio di tempo. Occorrerà poi verificare quali e quanti di quelli indicati nel citato elenco sono ancora clienti della banca o della fiduciaria e quali e quanti hanno ancora un rapporto secretato. Anche in questo caso si tratterà di capire come andranno considerati non più secretati i rapporti: in assenza di chiarimenti da parte dell'agenzia delle entrate (previsti dallo stesso articolo 19 del decreto Monti) c'è il rischio di tassare con l'imposta speciale rapporti che non sono più scudati. Tra gli adempimenti che rischiano di portare via molto tempo oltre che determinare costi non irrilevanti vi è quello di dare comunicazione scritta a tutti coloro che hanno presentato la dichiarazione riservata. Non appaiono, infatti, altrettanto efficaci, soprattutto sul piano probatorio, iniziative comunicative diverse quali la pubblicazione di annunci sui giornali o simili. Certo utile sarebbe una campagna pubblicitaria di informazione su quotidiani, internet e televisioni a cura dello stesso Governo e/o delle associazioni di categoria degli intermediari. Un ruolo fondamentale avranno ancora una volta i professionisti di fiducia degli scudanti che dovranno sensibilizzare i clienti sull'opportunità (o meno) di mantenere la secretazione del rapporto scudato, pagando la nuova imposta speciale. Non meno importante sarà anche il ruolo dell'eventuale intermediario, italiano o estero, presso il quale sono state depositate le attività scudate. Tale aspetto assume un'importanza forse maggiore soprattutto per quei clienti che si sono avvalsi del cosiddetto rimpatrio giuridico ovvero hanno lasciato le attività finanziarie all'estero previa intestazione a una fiduciaria italiana. In questi casi, e sono numerosi, il rapporto con lo scudante l'ha mantenuto soprattutto la banca estera che sarà bene sia informata sui pro e contro del mantenimento del rapporto secretato e soprattutto dovrà mettere la fiduciaria italiana nelle condizioni di poter avere la corretta valorizzazione del portafoglio scudato alla data del 6 dicembre 2011 che rileva ai fini del calcolo dell'imposta da versare entro il 16 febbraio prossimo a cura della fiduciaria italiana. Quest'ultima così come la banca italiana dovrà poi avere a disposizione i soldi necessari per effettuare il versamento dell'imposta; in assenza dovrà ricevere precise indicazioni dal cliente-scudante su quali titoli vendere per ricavare la liquidità necessaria per pagare la nuova tassa. Davvero tante e dispendiose sono le attività che sia sul piano economico che sul piano della tempistica andranno poste in essere entro il 16 febbraio. Se a ciò si aggiunge che oltre all'imposta sullo scudo, banche, fiduciarie e intermediari devono anche fare i conti con la importante ed assai impegnativa riforma delle rendite fiscali, ben si comprende il perché una proroga della prima scadenza potrebbe far bene a tutti: agli intermediari per i motivi sopra esposti, ai clienti che potrebbero avere un po' più di tempo per decidere cosa fare e trovare i soldi per pagare l'imposta e al governo che presumibilmente potrebbe contare su un incasso più certo.

Fabrizio Vedana

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