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L'amnistia non risolve il problema

del 05/01/2012
di: Sergio Vinciguerra www.sergiovinciguerra.it
L'amnistia non risolve il problema
In otto anni e mezzo, precisamente fra l'agosto 2003 e il dicembre 2011, per quattro volte i nostri governi sono stati colti impreparati dal sovraffollamento carcerario e sono intervenuti con provvedimenti di emergenza, che hanno ridotto la durata delle pene detentive in esecuzione e determinato scarcerazioni anticipate.

Scarcerazioni non dovute a meritevolezza del detenuto, per aver risposto positivamente al trattamento rieducativo, come previsto dal nostro ordinamento penitenziario in sintonia con gli orientamenti moderni dell'esecuzione penale, ma fatte dipendere da un fattore esterno ed accidentale, com'è appunto la sovrappopolazione degli istituti penitenziari. Essa innesca un meccanismo perverso: determina condizioni esistenziali ostative al processo rieducativo e i detenuti vengono scarcerati, privandoli così del trattamento rieducativo che ha come presupposto ineludibile una detenzione in condizioni normali.

Per non dire poi che il taglio delle presenze avviene in maniera lineare (né è possibile fare diversamente) mentre il sovraffollamento non è distribuito in misura eguale fra gli istituti di pena e v'è quindi il rischio che a beneficiarne meno siano proprio le sedi più affollate.

Anche dal punto di vista dello sfollamento questi interventi emergenziali non hanno avuto successo, perché all'esito di ciascuno di essi la situazione carceraria è sempre tornata al punto di partenza. I condoni non servono per correggere i difetti strutturali se non si fa nulla per accrescere la capacità di accoglienza degli istituti di pena. Ecco in breve la storia dell'insuccesso.

Al 31 dicembre 2002, i carcerati erano 55.670 (21.616 imputati in attesa di sentenza definitiva, 32.776 in espiazione di pena e 1.278 sottoposti a misura di sicurezza). Il 23 agosto 2003 entrò in vigore la legge n. 207 recante la «sospensione condizionata della pena detentiva nel limite massimo di due anni». Al 31 luglio 2004 i detenuti erano 56.015, cioè 345 in più di quelli presenti al dicembre 2002.

Più incisivo l'intervento della legge n. 241/2006, che per un gran numero di reati estinse le pene detentive fino a tre anni. Consapevole di come sarebbero andate le cose, scrissi: «Non impiastri sulla gamba malata, come questo indulto, ma interventi terapeutici che la risanino una volta per tutte e restituiscano alla nostra esecuzione penale il rispetto che ha perduto (ItaliaOggi, 27 luglio 2006, pag. 42). Infatti, il numero dei detenuti, che alla fine del 2005 era salito a 59.523, al 31 dicembre 2006 era sceso a 39.005 per poi riprendere a salire: 48.693 al 2007, 58.127 al 2008, 64.791 al 2009 e ora siamo ad oltre 67 mila.

Più soft l'intervento della legge n. 199/2010 che «in attesa della riforma della disciplina delle misure alternative alla detenzione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2013, la pena detentiva non superiore a 12 mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena, è eseguita presso l'abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza» (art. 1). Con il decreto legge n. 211/2011 il limite di 12 mesi è salito a 18. Tralascio ogni commento sull'incontrollabilità dell'esecuzione di una pena detentiva presso l'abitazione, per limitarmi a dire che anche questo intervento consumerà il proprio effetto nell'arco di pochi mesi. E poi?

Se chi governa continua con gli interventi emergenziali la strada maestra è quella dell'amnistia. Nella forma cosiddetta «impropria» essa estingue la pena e svuota le carceri, mentre nella forma cosiddetta «propria», estinguendo il reato prevale su qualunque altro accertamento e accorcia così la durata dei processi oltre a non affollare le carceri. L'ampia maggioranza parlamentare di cui gode l'attuale governo raggiunge quei due terzi dei componenti delle camere richiesti dall'art. 79 cost. E non mancherebbero gli applausi di chi non aspetta altro per ricominciare. Ma da cittadino e da giurista vorrei che i problemi della nostra giustizia penale non fossero affrontati così.

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