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Mav a domicilio inutili, manca la CassaColf

del 04/01/2012
di: Daniele Cirioli e Franca Floris
Mav a domicilio inutili, manca la CassaColf
Come di consueto, anche per l'ultimo appuntamento dell'anno 2011 l'Inps ha inviato agli interessati i bollettini Mav già predisposti per il pagamento. E, come per il passato, anche in quest'occasione i bollettini finiranno dritti dritti nel cestino della carta straccia, in quanto riportano solo il contributo previdenziale (quello dovuto all'Inps) e non pure il contributo dovuto alla CassaColf, la cassa per l'assistenza dei lavoratori domestici obbligatoria dal terzo trimestre dell'anno 2010. Il contributo è di 0,03 euro (di cui 0,1 a carico del lavoratore) ed è obbligatorio per tutti i rapporti domestici a cui è applicato il contratto collettivo dei domestici (in pratica tutti). Pagando questo contributo, i lavoratori ottengono il diritto a trattamenti sanitari integrativi (come l'indennità in caso di malattia, di ricovero ospedaliero o di maternità), mentre le famiglie beneficiano di un'assicurazione per gli infortuni della propria colf. L'incasso dei contributi è affidata all'Inps; eppure l'Istituto ha fatto sapere, sin dall'avvio della nuova contribuzione, che non avrebbe effettuato i calcoli del relativo onere a carico delle famiglie, né indicato alcun importo per la CassaColf sui bollettini. Pertanto, è il singolo datore di lavoro che, per ogni trimestre, deve calcolare il dovuto a CassaColf e versarlo insieme ai contributi Inps sommando i due importi. Il versamento, infatti, va effettuato con le stesse modalità previste proprio per i contributi dell'Inps, ossia: tramite il Mav o con le nuove modalità (compresi i pagamenti online) sommando quanto dovuto a CassaColf all'importo dei contributi dovuti all'Inps e indicando il codice F2 nell'apposita casella «G.Org».

Tutto questo, evidentemente, è quanto succede nel caso del datore di lavoro che sia a conoscenza dell'esistenza di una CassaColf, della sua obbligatorietà e del fatto che i bollettini Mav inviati dall'Inps non ne riportano la relativa quota contributiva dovuta. Resta così irrisolto l'interrogativo: perché l'Inps continua a inviare bollettini che, inevitabilmente, devono essere cestinati perché privi del contributo dovuto per la CassaColf?

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