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Atti cautelari doc

del 04/01/2012
di: di Sergio Trovato
Atti cautelari doc
Le misure cautelari possono essere adottate solo in caso di pericolo per la riscossione del credito erariale. L'Agenzia delle entrate, infatti, non può richiedere al giudice tributario di iscrivere ipoteca e disporre il sequestro conservativo dei beni mobili e immobili solo perché accerta una sproporzione tra il patrimonio del contribuente e l'ammontare della pretesa tributaria. Altrimenti i contribuenti verrebbero sanzionati con questi provvedimenti invasivi in base alla consistenza del loro patrimonio, anziché per la concreta esistenza di un pericolo per la riscossione del credito. Lo ha precisato la Commissione tributaria regionale di Roma, prima sezione, con la sentenza n. 715 del 12/12/2011. Per i giudici d'appello, il richiamo alla mera sproporzione tra il patrimonio del contribuente e l'ammontare della pretesa creditoria non può «di per sé costituire elemento sufficiente su cui basare la concessione di un provvedimento cautelare». È invece necessario che sussista «il fondato timore che il contribuente disperda il proprio patrimonio». E spetta al fisco fornire la prova al giudice che il soggetto accertato abbia tentato di sottrarre beni del proprio patrimonio «mettendo a rischio il credito vantato dall'erario». Prima di proporre l'istanza al presidente della commissione tributaria provinciale è necessaria la preventiva notifica di un atto di contestazione, provvedimento di irrogazione della sanzione, avviso di accertamento o processo verbale di constatazione. Ipoteca e sequestro possono essere concessi anche in caso di emanazione di un atto di recupero di crediti indebitamente compensati. Quindi, la tutela del credito erariale non vale solo per le sanzioni, ma anche per imposte e interessi in seguito alla notifica di atti impositivi. Possono essere sottoposti alle azioni esecutive i crediti relativi a tutti i tributi amministrati dalle Entrate: Iva, Irpef, Irpeg, Irap, imposta di registro. E non è fissata neppure una soglia minima al di sotto della quale non è consentito esperire queste azioni. L'adozione di una misura cautelare, poi, non esclude l'altra e possono essere richieste dalle Entrate anche in seguito a indagini finanziarie. La fondatezza e sostenibilità della pretesa tributaria e il pericolo attuale di non potere riscuotere le somme accertate sono i presupposti per richiedere le misure cautelari al giudice tributario. Il cosiddetto «periculum in mora» deve scaturire da un'attenta analisi della condotta del debitore. Del resto, l'Agenzia (circolare 4/2010) ha suggerito ai propri uffici di indicare nell'istanza rivolta alla commissione tributaria le ragioni per cui si ritiene che possa essere considerato a rischio il credito erariale. Dunque, occorre valutare il comportamento del contribuente desumibile dai comportamenti negoziali e dall'effettuazione di atti di dismissione.

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