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Sul saldo Irpef sanzioni pesanti

del 04/01/2012
di: di Maurizio Tozzi
Sul saldo Irpef sanzioni pesanti
In materia di omesso versamento della maggiorazione dello 0,40%, gli uffici del fisco insistono sulla applicazione della sanzione del 30% applicata all'intero importo. Ignorando lo statuto del contribuente e non riconoscendo la buona fede nel comportamento del contribuente, come emerge anche dalla lettura della sentenza della Ctp di Torino 102/15/11 del giugno scorso, secondo cui la sanzione del 30% deve riferirsi solo all'importo omesso. Allo stato, solo un intervento di prassi dell'amministrazione centrale potrebbe porre rimedio al problema, sulla falsariga di quanto accaduto con la risoluzione n. 67 del 2011, che ha ammesso la possibilità del ravvedimento a rate.

Sono diverse le segnalazioni giunte che riguardano l'irrogazione in misura piena della sanzione del 30% rapportata all'intero importo versato e non alla sola maggiorazione dello 0,40% non versata a titolo di interesse. Una tesi formalistica che colpisce, paradossalmente, proprio i contribuenti più virtuosi in assoluto, i quali hanno ottemperato al versamento delle imposte dovute e hanno commesso, magari anche inconsapevolmente, un banale errore nel calcolo della maggiorazione dello 0,40% che trova applicazione nel caso di slittamento di 30 giorni nell'effettuazione dei versamenti del saldo e della prima rata di acconto (ossia dal 16 giugno al 16 luglio).

Sul punto (si veda altro articolo in pagina) diverse le riflessioni di carattere logico e normativo:

1) Il contribuente ha comunque rispettato, seppur errando parzialmente, le scadenze normative. La buona fede del comportamento è evidente: il soggetto ha eseguito il versamento entro i 30 giorni successivi, rispettando la scadenza normativa del 16 luglio. Non si è trattato di una palese scelta di versare in ritardo, circostanza attuabile nei termini del ravvedimento operoso fruendo, tra l'altro, della riduzione della sanzione nella misura di 1/10 nel passato e di 1/8 da febbraio 2011. Sarebbe paradossale considerare «non in buona fede» un simile comportamento che altrimenti sarebbe autolesionista al massimo, in quanto non solo non si utilizza il ravvedimento operoso, ma addirittura ci si espone alla sanzione piena del 30% in maniera voluta;

2) Deve considerarsi in maniera adeguata lo statuto del contribuente in ordine all'affidamento e buona fede del contribuente. Come sottolineato dalla citata sentenza della Ctp di Torino, sarebbe del tutto iniquo sanzionare un mancato versamento di modesto importo con una sanzione calcolata su un'imposta versata correttamente;

3) In ogni caso la maggiorazione dello 0,40% per esplicita previsione normativa di cui all'art. 17 del dpr 435/01, non rappresenta una «condicio sine qua non», che in caso di omissione pregiudica la possibilità di versare nel mese successivo, bensì è a titolo di interesse per il ritardo del pagamento. Dunque il contribuente che non versa l'importo a titolo di maggiorazione ma versa l'imposta non è in ritardo rispetto alla scadenza prescritta dalla legge, atteso che il versamento è comunque ammesso (infatti la norma esplicita che i versamenti possono effettuarsi entro i 30 giorni successivi), ma ha semplicemente omesso il versamento degli interessi dovuti;

4) la stessa sanzione del 30%, per esplicita previsione dell'art. 13, comma 1, del dlgs 471/97, è applicata limitatamente all'importo non versato. Nel caso in esame, considerando il rispetto della scadenza dei termini di versamento, l'omesso versamento riguarda solo la maggiorazione dello 0,40% e non l'imposta;

5) la maggiorazione prevista dello 0,40% confluisce nel medesimo codice tributo. Volendo essere polemici, bisogna comprendere sulla base di quali certezze inappuntabili l'amministrazione finanziaria ritiene che il versamento di 100 mila euro di cui all'esempio precedente riguardi solo ed esclusivamente l'imposta pagata e non sia, di contro, un versamento di 99.602 euro a titolo di tributo e 398 euro di maggiorazione dello 0,40%. Il calcolo definitivo dell'imposta, infatti, avviene a distanza di tempo dal versamento: quest'ultimo è eseguito a luglio, la dichiarazione è prodotta a fine settembre. Posto che il codice tributo è lo stesso, ben potrebbe essere accaduto che solo in sede di dichiarazione si sia appurato di dover versare 100 mila euro a titolo d'imposta. È vero che tale tesi «è estrema», ma è altrettanto vero che non può attribuirsi un significato preciso al versamento effettuato, posto che lo stesso codice assorbe due diversi pagamenti.

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