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Grande fratello fiscale selettivo

del 03/01/2012
di: di Cristina Bartelli e Valerio Stroppa
Grande fratello fiscale selettivo
Il Grande fratello fiscale sarà selettivo. I lavori dell'intelligence fiscale sono aperti e i tecnici dell'amministrazione finanziaria sono al lavoro per definire i criteri di composizione delle liste selettive. L'arma in più al loro arco sono i dati dell'archivio rapporti che andranno implementati delle informazioni sui movimenti bancari. La filosofia alla base sarà quella del redditometro, come del resto ha precisato lo stesso Attilio Befera in un'intervista ieri (si veda altro articolo in pagina), chi, persona fisica, azienda o partita Iva ha a suo nome un numero sensibile di rapporti finanziari, di spese over 3 mila euro o di dati sugli studi di settore e dichiarazioni molto al di sotto di spese e risparmio dovrà giustificare il disallineamento al fisco. Ancora le soglie non sono state definite e di liste si è iniziato a parlare. Le prime liste potrebbero essere delle macro categorie, per tipologie di contribuente. Il punto nodale è che gli uffici locali non vedranno e non potranno accedere ai dati dell'archivio ma riceveranno il pacchetto di nomi da controllare già selezionati a monte dagli uffici centrale di via Cristoforo Colombo (sede centrale dell'Agenzia delle entrate). La procedura che i tecnici seguiranno è sulla stessa direzione del redditometro cioè incrocio delle informazioni in capo ai soggetti e soprattutto in capo alla loro dichiarazione dei redditi. Sono comunque i primi passi e le decisioni saranno illustrate alle parti, banche e imprese, oltre che condivise con il garante privacy. Il lavoro dell'intelligence di via Cristoforo Colombo coincide con la partenza dell'obbligo, con l'inizio del nuovo anno, di banche, Poste, fiduciarie e società di gestione del risparmio che comunicheranno periodicamente all'Anagrafe tributaria ogni singola transazione effettuata dai propri clienti o dai soggetti da questi delegati. Non più, quindi, soltanto l'esistenza del conto e il codice fiscale del relativo titolare, bensì ogni operazione registrata su quel conto. L'obbligo di comunicazione, previsto dall'articolo 11 della manovra Monti (dl n. 201/2011, convertito nella legge n. 214/2011), è in vigore dal 1° gennaio. Tuttavia, la sua attuazione pratica è ancora ferma ai box, in attesa che l'Agenzia delle entrate metta a punto contenuti, modalità e termini per l'invio delle informazioni, dopo aver consultato gli operatori di settore e l'Autorità garante per la protezione dei dati personali.

L'implementazione del nuovo onere, infatti, comporta un notevole lavoro in termini di infrastrutture informatiche. In primo luogo dal punto di vista quantitativo. L'Archivio dei rapporti, vale a dire la sezione che costituisce il «cuore» dell'Anagrafe tributaria, contiene ad oggi oltre 950 milioni di rapporti e più di 90 milioni di operazione extraconto. Tuttavia, questa già imponente mole di informazioni sarà presto destinata a crescere in maniera esponenziale, perché per ciascun rapporto i 13 mila intermediari chiamati alla comunicazione dal dpr n. 605/1973 dovranno trasmettere l'estratto conto (sempre che, in fase di attuazione, le Entrate non pongano qualche paletto selettivo, per esempio con riguardo ai movimenti di importo minore). Un secondo aspetto delicato si apre poi con riferimento alla privacy dei contribuenti. Ai cittadini dovrà essere infatti assicurato che le informazioni contenute nel «cervellone» del Fisco non siano utilizzate in maniera impropria. Anche perché, dal monitoraggio in chiaro delle operazioni bancarie del controllato, il controllore potrebbe desumere alcune preferenze di natura sensibile (per esempio l'appartenenza a circoli o associazioni politiche, religiose o sessuali) e tutelate dalla normativa sulla privacy. Motivo per cui in sede di conversione del decreto Monti è stato previsto il coinvolgimento anche del Garante. Sul tema, tuttavia, via Cristoforo Colombo aveva già mostrato una particolare attenzione. Con il provvedimento del 19 gennaio 2007, infatti, l'Agenzia ha fissato alcuni limiti di riservatezza all'uso dei dati comunicati all'Anagrafe, prevedendo criteri guida come il principio di necessità e l'utilizzo dei «data warehouse», ossia strumenti telematici che consentono analisi selettive limitando al minimo il trattamento dei dati personali e individuando i soli soggetti che presentano i requisiti per l'esecuzione dei controlli fiscali. In ogni caso la legge n. 214/2011 impone che nel provvedimento attuativo dovranno essere individuate adeguate misure di sicurezza, di natura tecnica e organizzativa, anche per la conservazione dei dati (che non potrà superare i termini massimi di decadenza previsti per l'accertamento).

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