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Promessa di matrimonio, rottura senza risarcimento

del 03/01/2012
di: Debora Alberici
Promessa di matrimonio, rottura senza risarcimento
Chi è stato lasciato dal fidanzato che ha rotto la promessa di matrimonio non ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale ma soltanto al rimborso delle spese sostenute per le nozze andate a monte. La Corte di cassazione (sentenza n. 9 del 2 gennaio 2012) boccia da un lato il comportamento «irresponsabile» di chi rompe la promessa di matrimonio ma di fatto annulla il risarcimento del danno morale, perché non si tratta di un illecito civile. In queste interessanti motivazioni la sesta sezione civile scrive che «la rottura della promessa di matrimonio formale e solenne, cioè risultante da atto pubblico o scrittura privata, o dalla richiesta delle pubblicazioni matrimoniali (come nel caso di specie, ove il ricorrente ha esercitato il recesso solo due giorni prima della data fissata per la celebrazione delle nozze), non può considerarsi comportamento lecito, come assume il ricorrente, allorché avvenga senza giustificato motivo». Insomma, ammettono gli Ermellini, questo comportamento non genera l'obbligazione civile di contrarre il matrimonio, «ma il recesso senza giustificato motivo configura pur sempre il venir meno alla parola data e all'affidamento creato nel promissario, quindi la violazione di regole di correttezza e di autoresponsabilità, che non si possono considerare lecite o giuridicamente irrilevanti». Ma manca un norma che giustifichi il ristoro al fidanzato sedotto e abbandonato. «Poiché la legge vuole salvaguardare fino all'ultimo la piena ed assoluta libertà di ognuno di contrarre o non contrarre le nozze, l'illecito consistente nel recesso senza giustificato motivo non è assoggettato ai principi generali in tema di responsabilità civile, contrattuale o extracontrattuale, né alla piena responsabilità risarcitoria che da tali principi consegue, poiché un tale regime potrebbe tradursi in una forma di indiretta pressione sul promittente nel senso dell'accettazione di un legame non voluto. Ma neppure si vuole che il danno subito dal promissorio incolpevole rimanga del tutto irrisarcito». In altri termini, «il componimento fra le due opposte esigenze ha comportato la previsione a carico del recedente ingiustificato non di una piena responsabilità per danni, ma di un'obbligazione ex lege a rimborsare alla controparte quanto meno l'importo delle spese affrontate e delle obbligazioni contratte in vista del matrimonio. Non sono risarcibili voci di danno patrimoniale diverse da queste e men che mai gli eventuali danni non patrimoniali».

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