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Gli ammortizzatori sociali battono il reinserimento

del 31/12/2011
di: di Simona D'Alessio
Gli ammortizzatori sociali battono il reinserimento
Nel 2010 e nel 2011 gli interventi si sono concentrati sulla necessità di «fronteggiare l'impatto negativo della recessione sul mercato del lavoro», sulla scia di quanto accaduto nel 2009: in quell'anno, infatti, a fronte di una spesa complessiva di circa 25 miliardi di euro (+42% rispetto al 2008), sono state sostenute soprattutto le misure di sostegno al reddito (salite da 11 a 19 miliardi), mentre il finanziamento delle politiche attive per l'ingresso, o il reinserimento, è calato da 5,9 a 5,2 miliardi. A certificarlo la relazione generale sulla situazione economica del paese del ministero dell'economia, che evidenzia come l'intento dell'amministrazione centrale sia stato, di concerto con regioni e parti sociali, «concentrare le ingenti risorse aggiuntive sul potenziamento degli ammortizzatori» onde evitare perdite occupazionali, salvaguardare la capacità produttiva, proteggere le entrate delle famiglie e allargare la platea dei beneficiari. Con l'avanzare della crisi, inoltre, s'è assistito al progressivo esaurirsi degli incentivi all'assunzione, fra cui il credito d'imposta per le aziende che decidono di incrementare il numero dei dipendenti a tempo indeterminato (consentito dalle leggi 388/2000 e 289/2003), prorogato, ma limitato ai datori di lavoro delle aree del Sud Italia dalla finanziaria 2008 (legge n. 244/2007); pertanto, i contratti di apprendistato, caratterizzati proprio dal vantaggio degli sgravi contributivi, sono diminuiti dal 592 mila a 529 mila nel biennio 2009-2010. Nel Mezzogiorno, poi, hanno svolto un ruolo fondamentale nella ricollocazione dei disoccupati di lunga durata gli incentivi previsti dalle legge 407/1990, poiché mentre in queste regioni le agevolazioni prevedono l'esonero totale, nel resto del paese non superano il 50%: venendo a mancare i fondi, la spesa è passata in due anni da 1,4 ad un miliardo, così come si sono ridotti da 369 mila a 311 mila i beneficiari. Una sforbiciata nel 2008-2009 agli stanziamenti per l'autoimpiego (da 380 a 310 milioni, in parte finanziati dal fondo sociale europeo), così come agli incentivi al lavoro autonomo, al franchising e per la creazione di microimprese calati da 310 a 275 milioni; la relazione indica come la regione ad aver usufruito maggiormente di tali opportunità sia stata la Campania, dove sono arrivati ben 90 milioni, invece il Trentino è fanalino di coda, con richieste di sovvenzioni pari a soli 90 mila euro. Colpisce il dato sulla spesa per la cassa integrazione guadagni: +234% nel biennio 2008-2009 (l'acme della congiuntura negativa, coincisa con una consistente emorragia di posti di lavoro), ma in quello successivo l'investimento è stato di 5,8 miliardi (+17%). Fra le iniziative di supporto è aumentata notevolmente la dote dei fondi di solidarietà, poiché agli assegni straordinari sono stati destinati 711 miliardi in due anni. Infine, nel 2009 sono state contate 303.893 controversie di lavoro nel settore privato, e l'attività di conciliazione ha permesso di trattarne il 23%, delle quali il 60% si è concluso con esito favorevole.

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